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il caso

«Mi hanno dato della pu****a, ora pagano»: Silvia Salis porta in tribunale gli hater (e vince)

Tolleranza zero contro i leoni da tastiera. La sindaca ottiene il primo risarcimento per diffamazione online e lo devolve ai centri antiviolenza

02 Maggio 2026, 18:29

18:30

«Mi hanno dato della pu****a, ora pagano»: Silvia Salis porta in tribunale gli hater (e vince)

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Tempi duri per i cosiddetti “leoni da tastiera” che, nascosti dietro nickname o profili fasulli, diffondono veleno, offese e calunnie.

La sindaca Silvia Salis ha ottenuto, tramite i propri legali, un primo risarcimento dopo aver avviato una serie di querele contro chi, privo di argomentazioni, l’ha attaccata con ingiurie e volgarità.

«Chi mi ha dato della p*****a sui social alla fine pagherà. In questi giorni abbiamo definito il risarcimento di 5.000 euro della prima delle tante querele contro chi ha usato parole violente e degradanti nei miei confronti sui social media.

È l'ora di far capire un messaggio molto chiaro: chi diffonde odio sui social deve essere punito. L’odio va trasformato in bene» ha dichiarato Salis.

L’insulto era stato pubblicato nei giorni in cui l’amministrazione comunale lanciava la sperimentazione dell’educazione sessuo-affettiva negli asili, e non fu un episodio isolato.

«Ho deciso che la somma versata dal primo 'leone da tastiera' vada in beneficenza al centro antiviolenza Mascherona, all’associazione Per Non Subire Violenza e a Casa Pandora Margherita Ferro. Le altre somme, che sono certa arriveranno, saranno versate con fini analoghi - scrive Salis -.

Non possiamo fare passare il messaggio che la violenza verbale sulle donne sia una goliardata social, perché noi donne subiamo sempre una doppia violenza: a una donna non si contesta mai il ruolo che ricopre, ma come si veste, come appare, quali sono le sue scelte nella vita privata. È un modo per delegittimarci continuamente all’interno della società.

Ho fatto questa scelta perché ogni giorno donne che lavorano e operano in tutti i contesti, non solo quello pubblico e politico, subiscono questo tipo di violenza - ricorda la sindaca -.

«A un uomo si dice che è uno s*****o, che è un prepotente, mentre a una donna dici che è una "Barbie" o che è una p*****a. È un meccanismo tossico alimentato da uomini, ma purtroppo anche da alcune donne, che ha l'obiettivo di svilire il ruolo della donna nella società, di imporle il silenzio, di ridimensionarla.

Denunciare e reagire si può e si deve, e i risultati di oggi sono tangibili e lo dimostrano. Anche se questa violenza passa attraverso uno schermo, continuerò a reagire e a denunciare. Continuerò a trasformare l'odio in bene per la nostra comunità».

Considerato che sono state presentate altre denunce, la sindaca prevede che nuovi fondi potranno sostenere ulteriori centri antiviolenza.