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3 maggio 2026 - Aggiornato alle 09:12
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Il dopo rimpasto

Sanità, le “patate bollenti” sul tavolo di Caruso: quali sono le sfide più scottanti che lo aspettano

Schifani ha cambiato la casella più importante della giunta: dalla tecnica Faraoni all’ex segretario che finora si è occupato soprattutto di agricoltura

03 Maggio 2026, 09:12

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Sanità, le “patate bollenti” sul tavolo di Caruso: quali sono le sfide più scottanti che lo aspettano

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E' l'assessorato da cui passa il 48% del bilancio regionale, oltre 11 miliardi nel 2026. Ma è anche un campo minato, dove le questioni scottanti e irrisolte rimangono molte. Renato Schifani ha deciso di cambiare la casella più importante: fuori la tecnica Daniela Faraoni (che in precedenza ha guidato diverse aziende sanitarie), a gestire la patata bollente arriva il politico Marcello Caruso, dipendente dell’Esa, l’ente regionale per lo sviluppo agricolo. E l’ex segretario regionale di Forza Italia, in effetti, soprattutto di agricoltura finora si è occupato: dal consorzio di tutela del mandarino della Conca d’oro al consorzio irriguo di Partinico, passando l’istituto regionale del vino. Tanto da far esclamare al medico ex sindaco di Palermo Diego Cammarata, dalle pagine di Buttanissima Sicilia: «Nominare Marcello Caruso assessore alla sanità è come nominare me direttore tecnico di un istituto di ricerca nucleare».

Sul tavolo si ritroverà per prima cosa la madre di tutti gli scontri sulla sanità regionale: la nuova rete ospedaliera, inviata a Roma dopo un travagliato iter contestato dalle opposizioni. Appena un mese fa dal ministero della Salute è arrivata una dura lettera all’assessorato regionale in cui si parlava di «numerosi disallineamenti e incongruenze, tali da non consentire di procedere a una corretta e compiuta istruttoria per la valutazione». Critiche che l’uscente Faraoni definì «osservazioni tecniche ed endoprocedimentali che aspettavamo», promettendo di portare a breve «i correttivi, la cui richiesta non è affatto una bocciatura». Sarà Caruso, adesso, insieme ai dirigenti, a dover trattare con il governo nazionale. Dalla definizione della rete ospedaliera dipende anche il futuro delle due Cardiochirurgie pediatriche dell’isola: se quello di Palermo è certo, per la struttura di Taormina la soluzione è stata trovata con l’accorpamento amministrativo al Policlinico di Catania. Ma il passaggio dalla teoria - con uno spezzatino di competenze e responsabilità (l’attività nella sede attuale, il personale a carico dell’Asp di Messina e la convenzione col Bambin Gesù) - alla pratica è da monitorare. E bisognerà capire se, come annunciato da Faraoni, la Regione intende davvero fare a meno delle convenzioni con i privati, l’istituto San Donato e il Bambin Gesù. Roma aspetta risposte anche su un altro tema su cui di recente ha bacchettato la Regione: i Livelli essenziali di assistenza, su cui la Sicilia è stata ritenuta «inadempiente» rispetto a prevenzione e screening oncologici.

Sono in fase di apertura le 156 Case e i 43 ospedali di Comunità previsti dal Pnrr entro giugno. Ma poi bisognerà trovare gli infermieri e convincere i medici di base per farli funzionare. Obiettivo complicato senza lasciare scoperti reparti e pronto soccorso, già in sofferenza. Resta aperta anche la partita con i laboratori di analisi che chiedono un adeguamento su rimborsi tariffari, così come quella con i sindacati dei medici rispetto all'annunciata stretta sulle prestazioni intramoenia. Infine è in fase di aggiudicazione la gara per il servizio di elisoccorso, la cui gestione però nel frattempo è stata fortemente censurata dalla commissione Antimafia che ha inviato la relazione appena approvata a Corte dei Conti e Procura.