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3 maggio 2026 - Aggiornato alle 15:40
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Amministrative

La Vardera: «Agrigento, candidato Alonge massone?»

Vecchie rivelazioni di un pentito dalla procura all'Ars riaccendono il caso massoneria: sospetti su Dino Alonge, la richiesta di trasparenza di La Vardera e il rischio di infiammare la campagna elettorale

03 Maggio 2026, 12:35

12:40

da sinistra Dino Alonge, Ismaele La Vardera

da sinistra Dino Alonge, Ismaele La Vardera

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Un chiacchiericcio, rimasto finora ai margini di una campagna elettorale già di per sé abbastanza “piccante”, parte da Agrigento e arriva all’Ars.

Tutto parte 10 anni fa. La Procura di Agrigento raccoglie le dichiarazioni di Giuseppe Tuzzolino, architetto di Palma di Montechiaro (Ag) divenuto collaboratore di giustizia – e poco dopo ridimensionato a “falso pentito” – Sentito dai pubblici ministeri, raccontò di essere stato parte di logge massoniche deviate e soprattutto stilò un lungo elenco di professionisti agrigentini che, per sua conoscenza, appartenevano alla massoneria. Tra questi un avvocato, Gerlando Alonge.

Un nome che ha fatto scattare la curiosità di molti: ma sarà Dino Alonge, oggi candidato sindaco per Forza Italia, Fratelli d’Italia, Mpa e Udc? Un interrogativo che ha trovato solo una voce interessata a riproporlo, quella del deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera che ad Agrigento sostiene l’ex M5S Michele Sodano. «Cercando banalmente su Google – spiega -, ho visto che il candidato sindaco del centrodestra, Dino Alonge, secondo il pentito Tuzzolino, sarebbe stato all’interno della massoneria. E così sorgono domande legittime da fare a tutti i candidati a sindaco di un territorio che risente pesantemente del condizionamento della massoneria: qualcuno dei candidati fa o ha fatto parte di logge massoniche?».

La Vardera tira poi in ballo la legge 18 del 12 ottobre 2018 voluta dalla Regione su proposta dell’allora presidente della commissione antimafia Claudio Fava, che obbliga tutti gli eletti a dichiarare l’appartenenza a logge. Una questione di trasparenza, dato che essere iscritto a un’obbedienza massonica è legale, salvo si tratti di fratellanze deviate o non diventi parte di sistemi corruttivi o associativi di altro tipo.

«Nessuno vuole puntare il dito – aggiunge il parlamentare – ma alla luce dei fatti di cronaca favaresi, con il boss Vetro che faceva parte di una loggia è legittimo farsi queste domande che sono verso tutti i candidati a sindaco perché Agrigento è reduce da anni di amministrazione disastrosa ed ora più che mai serve trasparenza».

La Vardera, sul tema, ha presentato anche una interrogazione parlamentare per chiedere la possibilità di modificare la norma estendendola anche ai candidati e se non si ritenga «di attivare strumenti di monitoraggio e prevenzione».

Alonge, dal canto suo, ha deciso di non commentare la vicenda. Anzi, nonostante gli sia stato proposto, ha ritenuto di non rispondere né a La Vardera né alla nostra richiesta di una spiegazione. L’avvocato si limita – off record – a parlare di vicende passate che non avrebbero alcuna attualità. In sintesi, da anni non avrebbe contatti con quel mondo.

La vicenda, probabilmente, diventerà un «cavallo di battaglia» della campagna elettorale agrigentina, che ha visto il centrodestra implodere sui nomi e il dibattito inasprirsi, adesso, su grembiuli e compasso.