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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 13:05
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Il retroscena

Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo riallinea le truppe «Partito da riorganizzare, le regole valgano per tutti»

Il neo-commissario al lavoro: ieri e oggi incontri con deputati Ars e saggi. «Aiutiamo Schifani a fare meglio». I timori di alcuni azzurri sull’ipotesi liste comuni con l’Mpa

05 Maggio 2026, 11:00

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Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo riallinea le truppe «Partito da riorganizzare, le regole valgano per tutti»

Foto d’archivio: il gruppo di Fi all’Ars

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Li ha incontrati (e continuerà a incontrarli) tutti. O quasi. Uno alla volta, in colloqui riservati. Ascoltando, soprattutto. E riservandosi il diritto di dettare la linea. La nuova linea: «Forza Italia va riorganizzata e strutturata, partendo dal rispetto delle regole. Che vanno ristabilite. E devono valere per tutti». Nino Minardo, neo-commissario del partito in Sicilia, ieri ha impiegato l'intera giornata (e lo stesso farà stamattina, prima di rientrare a Roma per gli impegni da presidente della commissione Difesa della Camera) a passare in rassegna le truppe forziste. Molti deputati regionali, ma anche alcuni "saggi" azzurri.

Minardo, per il momento, non si sbottona ufficialmente. Ma qualcosa, unendo i frammenti delle testimonianze di chi gli ha parlato in questo primo giro di "consultazioni", emerge. Il messaggio più chiaro che è il commissario ha il pieno mandato del leader nazionale Antonio Tajani di "pacificare" il partito siciliano, che - proprio a causa delle faide fra le varie tribù locali - è diventato un caso nazionale, fino al punto di rendere necessario il rinvio del congresso regionale. Ma il deputato di Modica sta muovendo i primi passi non certo da «commissario calato dall'alto»: conosce bene lo scenario siciliano, così come i suoi interlocutori. Ai quali sta chiedendo «uno sforzo comune per riportare serenità nel partito e soprattutto efficacia nell'azione politica, che non può prescindere dalla sinergia con il governo Schifani». Ecco, a proposito di Palazzo d'Orléans: Minardo, a pochi giorni dalla nomina, ha subito messo le mani nell'acqua calda affrontando lo spinoso tema del rimpasto. E l'ha fatto al fianco del presidente della Regione. Rispetto al quale il neo-commissario si sta ponendo, a sentire i resoconti di chi gli ha parlato, in modo «operativo». Il senso è che «abbiamo un governatore in carica che sta lavorando bene e dobbiamo aiutarlo a fare ancora meglio». Dunque né "liquidatore" di Renato Schifani, né "badante". Al momento giusto, in sintonia con Tajani, che a sua volta dovrà trovare la quadra sulla Sicilia con gli altri leader del centrodestra, si tireranno le somme e si deciderà, «partendo dal bene del partito e non dalle posizioni dei singoli».

Nel corso dei colloqui one-to-one, il commissario ha specificato che il suo modello di partito siciliano «non è quello del correntismo». Una dichiarazione d'intenti apprezzata da alcuni deputati, soprattutto fra l'ala dei "terzisti". «Non è giusto - ragiona un deputato dell' Ars - che per avere peso nel partito ci si debba schierare pro o contro Schifani, né che sia necessario affiliarsi a un capocorrente». L'idea di Minardo è dare voce alle anime del partito, ma senza che si trascenda in caciara. Perciò, ad esempio, gradirebbe che il dibattito si svolga all'interno del partito - magari ripristinando la buona abitudine di riunirsi con una certa frequenza - e non tramite le interviste sui giornali.

Insomma, Minardo sarà pure un politico dal temperamento moderato, ma chi lo conosce bene sa che, dopo essersi volutamente allontanato dal bailamme siciliano, non ha accettato questo incarico per tornare nella mischia per farsi tirare per la giacchetta. La scansione del suo lavoro, rivela chi gli ha parlato, sembra orientata in più fasi. La prima è la «normalizzazione» del partito, a partire dal gruppo dell'Ars che deve ricompattarsi e ritrovare sinergia con l'attività del governo regionale a cui vanno garantite «stabilità e credibilità» aprendo però una «nuova stagione di dialogo» con i deputati. Poi si passerà alla ricostruzione dell'ossatura del partito in Sicilia, puntando sul radicamento nei territori. Che non devono essere considerati "feudi" elettorali dei singoli, ma luoghi dove raccogliere idee e sollecitazioni.

E anche su questo tema il commissario ha già le idee chiare: più spazio ad amministratori locali, giovani e donne, ma anche al civismo. Minardo, che è anche responsabile nazionale per i rapporti federativi e con le liste civiche, punta a un partito «davvero aperto e inclusivo». Ma alcuni interlocutori, soprattutto i deputati delle province più piccole, in queste ore, gli hanno esposto i timori di una sorta di «Opa ostile» di Raffaele Lombardo in Sicilia: «Ognuno deve restare a casa sua», la posizione di chi vedrebbe come il fumo negli occhi l'ipotesi (che al momento non esiste) di liste comuni con l'Mpa, che pure è già federato con Forza Italia, con il rischio di rimettere in gioco i seggi nei collegi più piccoli. Minardo ascolta e prende appunti. Arriverà il tempo delle scelte. Anche quelle più delicate. A tutti i livelli.