sanità
Direttore di azienda sanitaria e politico in attività? Stop al doppio incarico in Sicilia, primo sì a nuovi paletti
La commissione Salute ha approvato nuove regole proposte dal M5s. Per diventare legge servirà il voto dell'Ars. «Mai più casi Faraoni e Croce»
Primo punto: gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo delle aziende sanitarie provinciali o nelle aziende ospedaliere sono incompatibili con la carica di assessore regionale, sindaco, assessore comunale, consigliere comunale, di presidente del consiglio di circoscrizione e di consigliere circoscrizionale. Secondo punto: a coloro che nell'anno precedente abbiano svolto incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie provinciali o nelle aziende ospedaliere, non possono essere conferiti incarichi di componente della giunta regionale, della giunta comunale o di una forma associativa tra Comuni.
Sono i due emendamenti approvati oggi all'unanimità dalla commissione Affari istituzionali dell'Ars, su proposta del gruppo del Movimento 5 stelle. Adesso le novità - che introdurrebbero importanti paletti nel passaggio da incarichi politici a quelli nella sanità - devono approdare in Assemblea regionale per potere diventare legge.
Intanto, però, i Cinque stelle esultano. «Da sempre - sottolinea il coordinatore regionale Nuccio Di Paola - diciamo che la politica deve stare fuori dalla sanità e così è stato votato oggi. Tradotto, significa, mai più casi Croce e mai più casi Faraoni. Abbiamo iniziato a smantellare la commistione tra sanità e politica impedendo il conferimento degli incarichi di vertice della nostra sanità ad uomini e donne di partito».
Il riferimento è a Ferdinando Croce, l'ex direttore generale dell'Asp di Trapani costretto alle dimissioni dopo lo scandalo dei tempi lunghi sui referti istologici, che è anche assessore al Comune di Giardini Naxos. E a Daniela Faraoni, che da pochi giorni ha lasciato l'assessorato regionale alla Sanità a cui era arrivata da un'altra poltrona, quella di direttore generale dell'Asp di Palermo. Se fossero state in vigore le norme approvate oggi, queste due nomine non sarebbero state possibili.
«È assurdo che un assessore, pur di un Comune piccolo - spiega Di Paola - possa contemporaneamente fare il direttore generale di un’ ASP, quando dovrebbe occuparsi della sua città, o che il direttore di un’azienda sanitaria diventi assessore regionale alla Salute, rivestendo simultaneamente i panni di controllore e controllato. Dopo il parere favorevole e unanime di tutta la commissione, cui esprimo ringraziamento, la partita adesso si sposterà in Aula dove noi continueremo a tenere la barra dritta nell’interesse esclusivo dei cittadini siciliani».