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6 maggio 2026 - Aggiornato alle 21:29
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PALAZZO DEGLI ELEFANTI

Catania, quel debito "invecchiato" 36 anni: il Comune paga otto milioni per i terreni espropriati nel 1990

Nella seduta di prosecuzione di questa sera, con 18 voti favorevoli (e un astenuto) il Consiglio comunale dà il via libera al pagamento di una vecchia storia

06 Maggio 2026, 21:16

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Catania, quel debito "invecchiato" 36 anni: il Comune paga otto milioni per i terreni espropriati nel 1990

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La prima delle domande è: quante pratiche milionarie sono destinate ad arrivare nell’aula del Consiglio comunale come debiti fuori bilancio? E già su questo la risposta non è certa. La seconda questione: si poteva evitare di pagare 7,7 milioni per un terreno occupato dal Comune di Catania, fra via Ota e via Quintino Cataudella, nel 1990? E, se sì, ci sono responsabilità della macchina amministrativa? Pure su questi punti, però, c’è più di qualche perplessità. Le domande dentro a Palazzo degli Elefanti si traducono con una seduta di Commissione consiliare Patrimonio e un’altra di Consiglio comunale in cui manca il numero legale al momento del voto (va tutto bene, invece, nella seduta di prosecuzione di questa sera: 18 sì). Due indizi eloquenti, assieme alla posizione critica della maggioranza, che il “debito Leone” è un pastrocchio che dura 36 anni con responsabilità varie.

L’ultimo sviluppo è recentissimo: fra il 25 aprile e l’1 maggio arriva ai consiglieri comunali il “riconoscimento della legittimità del debito fuori bilancio” che deriva da una sentenza del Tar di Catania del 2025. Si tratta di 7.769.162,19 euro a beneficio della signora Irene Anna Maria Leone Bonato, unica erede del padre.

A quest’ultimo, infatti, all’inizio degli anni Novanta era stato espropriato un terreno nella zona di Trappeto Sud, destinato a diventare lo spazio su cui edificare case popolari. Un classico di quegli anni, fatti di sviluppo immobiliare e, col senno di poi si può dirlo, anche di una certa approssimazione. Perché il contratto fra Leone e il Comune non viene mai formalizzato, e dunque il municipio si trova a essere nella spiacevole posizione dell’occupante abusivo della proprietà privata di un cittadino.

La questione, com’è ovvio, finisce in tribunale molto presto. A un certo punto, dopo la dichiarazione del dissesto economico-finanziario del municipio, la pratica atterra sulla scrivania dell’Organismo straordinario di liquidazione che, sulla scorta delle valutazioni della direzione Patrimonio, stabilisce che ci sia da pagare un indennizzo da 5.995.728 euro. Soltanto che un debito di questo genere, legato a un’acquisizione per fare case popolari, per legge non può finire in mezzo alla massa passiva da gestire col dissesto e deve, invece, essere trattato assieme alle altre spese. Ciò che Palazzo degli Elefanti deve fare si chiama, tecnicamente, una “acquisizione sanante”.

Nel 2023, la signora Leone Bonato e i suoi avvocati sollecitano la direzione Patrimonio, ma dagli uffici non arriva nessuna risposta. Così la questione finisce, di nuovo, di fronte ai giudici amministrativi. Che, senza molti dubbi, danno ragione alla proprietaria dei terreni. Anzi, addirittura sottolineano come una risposta del Comune (la direzione Patrimonio che nega l’acquisizione sanante nel 2024) sia un errore piuttosto grave: la decisione sarebbe dovuta spettare al Consiglio comunale, non agli uffici, rilevano i giudici.

Alla fine della fiera, nella proposta di deliberazione arrivata ai consiglieri, si legge di una somma di base di 2.392.940 euro per il terreno a cui vanno sommati, oltre ad altre spese, 1.675.058 euro di “indennità di occupazione legittima” (i primi, quando ancora l’esproprio non perfezionato era sotto l’ombrello della pubblica utilità) e 4.166.469,12 euro di “risarcimento per occupazione illegittima”. «La sensazione è che ci troviamo di fronte a un contenzioso che l’amministrazione non fa niente per evitare, a causa del quale dobbiamo pagare quasi otto milioni quando, rispondendo per tempo, avremmo potuto pagarne forse poco meno di tre. E questi 7,7 milioni sono soldi che togliamo alla città», sottolinea Erio Buceti, Fratelli d’Italia, avvocato di professione, che tra la commissione consiliare Patrimonio e il Consiglio comunale è finito a dovere spiegare il contenzioso ai colleghi.

Questa sera, nella seduta di prosecuzione per approvare la delibera, dei 19 consiglieri presenti 18 hanno detto “sì” (e uno si è astenuto). L’arrivo di un commissario ad acta è scongiurato; il timore che questo sia il primo caso di una serie, invece, no.