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Riforma ordinamento forense, arriva l'ok in Commissione: cosa prevede e che cosa cambia
Il testo approvato prevede esclusivamente candidature individuali per le cariche rappresentative. L'obiettivo è garantire maggiore pluralismo e favorire l'accesso delle nuove generazioni
“Il voto della Commissione Giustizia della Camera sul mandato ai relatori del disegno di legge delega di riforma dell’ordinamento forense segna un passaggio significativo per l’avvocatura italiana, che attende da anni un intervento organico di aggiornamento della professione”. Così il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, ha commentato l’avanzamento del testo di revisione delle regole dell’Avvocatura, atteso l’11 maggio in Aula a Montecitorio per la discussione generale, con il voto previsto entro la settimana.
“Ringrazio il presidente della Commissione, tutti i componenti, i relatori del provvedimento e il Governo per il lavoro serio e approfondito svolto in questi mesi di confronto e di ascolto dell’avvocatura – ha aggiunto Greco –. Auspichiamo che, concluso l’esame alla Camera, il provvedimento possa approdare rapidamente al Senato, così da consentire entro il mese di giugno la definizione del percorso parlamentare di una riforma necessaria per rendere l’avvocatura sempre più adeguata ai cambiamenti della società e alle esigenze di tutela dei cittadini".
Il pacchetto di misure punta a svecchiare l’intero sistema, ridurre le barriere economiche all’ingresso e rimettere mano agli assetti elettorali consolidati.
Il fulcro dell’intervento guarda in particolare alle nuove generazioni: l’accesso alla professione, tradizionalmente lungo e oneroso, viene razionalizzato. La durata della scuola forense scende dagli attuali 18 a 12 mesi, per accelerare e rendere più lineare il percorso verso l’esame di Stato, senza sacrificare la qualità della formazione.
Sul piano dell’equità sociale, è prevista la gratuità delle scuole forensi – organizzate dai Consigli dell’Ordine – per i praticanti con ISEE basso, soglia che sarà definita periodicamente dal Consiglio nazionale forense. Una misura pensata per evitare che l’ambizione di entrare in toga resti un privilegio per pochi e per ridurre le disuguaglianze di partenza.
Nel medesimo solco, viene consentito l’avvio del tirocinio anticipato anche agli studenti universitari “fuori corso”, insieme all’introduzione di nuove forme di compenso per i praticanti.
Il cambiamento tocca anche la rappresentanza istituzionale: si supera il sistema delle liste organizzate e si introduce l’elezione esclusivamente per candidature individuali negli ordini forensi. L’obiettivo è contenere il peso delle grandi strutture, promuovere il pluralismo reale e favorire l’accesso delle nuove leve alle cariche, rafforzando la democrazia interna.
Sul versante territoriale, si consolida la dimensione distrettuale, con le sedi dei Consigli collocate nei capoluoghi.
Infine, sul fronte dei diritti e dell’organizzazione del lavoro, diventa obbligatoria l’istituzione di un Comitato per le pari opportunità in ogni Ordine circondariale, presidio ritenuto essenziale per contrastare le discriminazioni e promuovere concretamente l’uguaglianza di genere all’interno dell’avvocatura.