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la polemica

Lapsus di Valditara: "Mattarella ucciso dalle Brigate Rosse". Ma il vero scontro è sui numeri dello sciopero

Il titolare dell'Istruzione confonde terrorismo e mafia nel giorno caldo delle proteste. Sindacati e governo in guerra aperta sulle adesioni, tra minacce di blocco scrutini ed esultanze ministeriali

07 Maggio 2026, 20:47

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Lapsus di Valditara: "Mattarella ucciso dalle Brigate Rosse". Ma il vero scontro è sui numeri dello sciopero

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Giornata di sciopero e mobilitazioni in oltre cinquanta piazze italiane, con studenti, sindacalisti e personale della scuola in corteo contro la riforma degli istituti tecnici, la leva militare, la guerra, il precariato, le prove Invalsi e la presenza in Italia del segretario di Stato statunitense Marco Rubio. La serata è stata segnata da una gaffe del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, rapidamente rilanciata online.

Nel ricordare l’inaugurazione in Irpinia di un istituto intitolato a Piersanti Mattarella, ucciso da Cosa nostra, Valditara ha dichiarato: "All’epoca avevo 18 anni e ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava fuori dalla macchina".

Poco dopo, interpellato dall’ANSA, il ministro ha precisato: "Ho dichiarato 20 volte 'vittima della mafia' come si vede in tutti gli interventi che ho tenuto. È stato un lapsus, contro di me uno sciacallaggio ignobile. Ci si occupi di cose serie, come per esempio il clamoroso fallimento dello sciopero odierno nella scuola indetto da alcune sigle sindacali".

Sul fronte della protesta, promossa da Flc Cgil, Usb, Cobas e realtà come Cambiare Rotta, Osa e Rete degli studenti medi, la mattinata si è aperta a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione, con immagini-simbolo: ragazzi ritratti con fiori infilati in fucili giocattolo, a contestare politiche ritenute sempre più orientate al riarmo e alla militarizzazione.

A Torino, davanti all’Ufficio scolastico, sono state abbattute scatole recanti le scritte "Guerra", "Miseria", "Precarietà", "Repressione", "Militarizzazione" e "Leva"; sono stati accesi fumogeni ed esposti cartelli contro "azienda", "riforma tecnica" e "alternanza scuola-lavoro". I partecipanti hanno mostrato sagome dei ministri Giuseppe Valditara e Anna Maria Bernini, bersagliate con frutta e verdura marcia; in chiusura sono stati dati alle fiamme un simbolo di Confindustria e un carro armato di cartone.

"Bernini il tuo tempo è scaduto, vogliamo almeno 20 miliardi per la scuola. Non ci arruoliamo e rifiutiamo l’università della guerra", hanno scandito al microfono.

Sui numeri dell’astensione dal lavoro si è aperto subito il confronto. Per il governo l’adesione è stata pari al 6,1% tra i docenti e al 5,22% includendo il personale Ata, sulla base dei dati pervenuti dal 45% degli istituti: cifre lette come un insuccesso. Valditara ha definito quella odierna una mobilitazione "stupefacente, politica, non di sostanza", ricordando l’intesa raggiunta con le altre sigle non aderenti (Cisl, Uil, Gilda, Snals, Anief) su stabilità degli organici e tutela delle discipline.

Di segno opposto la valutazione degli organizzatori: per la segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi, "proseguiremo con ulteriori azioni di lotta, a partire dal blocco delle attività aggiuntive, fino ad arrivare alla sospensione delle adozioni dei libri di testo e al blocco degli scrutini".