il racconto
Pd, la prova di forza dei "bonacciniani" a Sciacca. E per le Regionali porte aperte a Cateno De Luca
Il presidente nazionale riunisce l’area “Energia Popolare”: «Pronti a battere Meloni e Schifani». Il capogruppo dem all'Ars: «Per vincere servono tutte le energie»
Il tema dell'incontro che si è svolto in una sala molto affollata, ruotava attorno all'importanza del Mezzogiorno e al rapporto con l'Europa. Ma inevitabilmente il dibattito è scivolato su altri temi: dalla critica ai governi Meloni e Schifani al futuro della Sicilia. Dove il Pd, ha spiegato l'europarlamentare Giuseppe Lupo, sarebbe già pronto a discutere sulla scelta del candidato governatore del centrosinistra: «Ma spero che a farlo – ha detto – sia una nuova classe dirigente del partito in Sicilia».
La stoccata è diretta e arriva in una platea dove siede gran parte del gruppo parlamentare, a cominciare dal capogruppo Michele Catanzaro nel ruolo di gran cerimoniere nella sua città d'origine. È lui che, dal palco, indica già una direzione. È quella di una coalizione ampia, che coinvolga, oltre al M5S, rappresentato all'evento dal vicepresidente dell'Ars Nuccio Di Paola, anche Italia Viva rappresentata dall'ex rettore Fabrizio Micari. Una coalizione, però, che dovrebbe fare tesoro, secondo Catanzaro, delle esperienze del recente passato: «Nel 2022 – ha ricordato - abbiamo avuto tre candidature nell'area opposta al centrodestra. Una divisione che non ha permesso una battaglia unitaria e quindi ha portato a una sconfitta. Non possiamo escludere adesso – ha aggiunto – un'apertura a Cateno De Luca. Se vogliamo essere davvero alternativa al centrodestra servono tutte le energie».
Come detto, però, il convitato di pietra è proprio quel pezzo di Pd che ieri a Sciacca non si è visto. E sulle divisioni Dem nell'isola non è mancato un “mea culpa”, ma anche uno sguardo al futuro, da parte dei dirigenti presenti all'evento. A cominciare proprio dal presidente Bonaccini: «Il Pd a livello nazionale è più unito che mai e oggi c'è una coalizione progressista. In Sicilia purtroppo il partito è meno unito che altrove. Ma bisogna ritrovarla quest’unità, soprattutto in vista delle elezioni politiche del prossimo anno. Quando ci sono divisioni nel partito come quelle che ci sono in Sicilia – ha aggiunto - è chiaro che la responsabilità di affrontare la situazione spetta innanzitutto a chi guida il partito».
Sulla stessa scia il senatore Alessandro Alfieri, componente della segreteria nazionale e coordinatore nazionale di “Energia popolare”: «Nell’ultima assemblea del Pd – ha detto - ci siamo ritrovati tutti uniti e sono certo che ci riusciremo anche in Sicilia. Ci sono state divisioni e in questi casi le ragioni e i torti non sono mai tutte da una parte, ma sappiamo quando dire basta. Ed è ora di farlo, per vincere in Sicilia e quindi in Italia. La Sicilia è una regione importante e se vogliamo vincere a livello nazionale dobbiamo vincere e convincere qui in Sicilia». Un concetto, quello sulla centralità della politica, rilanciato proprio da Bonaccini: «Credo che la vittoria alle prossime politiche passi dalla vittoria in Sicilia, oltre che in Lombardia e in Veneto».
Sul palco si alternano anche i deputati Piero De Luca e Simona Bonafè e la senatrice Valeria Valente che hanno duramente attaccato il governo Meloni, «che ha fallito sul piano economico, ma anche su quello della sicurezza, promettendo tanto e non mantenendo nulla». E, tornando al tema centrale dell'evento, non manca un riferimento al Ponte sullo Stretto di Messina: «Il centrodestra – ha attaccato Bonaccini – ha detto che quella deve essere la priorità per il Mezzogiorno. E per sostenere l'opera ha usato 14 miliardi del Pnrr, cioè soldi che sono stati tolti a tante opere che potevano essere finanziate per migliorare le regioni del Sud. Penso proprio alla Sicilia – ha aggiunto il presidente del Pd – le cui ferrovie, in molte zone, sono ancora a binario unico e per fare cinquanta chilometri si impiegano ore. Si pensi a queste cose, prima del ponte».
Nel frattempo, un altro ponte è in costruzione. Quello che dovrebbe unire due pezzi di un Pd ancora diviso. Intanto i “bonacciniani”, ieri, hanno lanciato un segnale: buona parte del partito è con loro.