L’analisi
Senza Totò Cuffaro la Dc in Sicilia non esiste più, possibile diaspora verso la Lega di Sammartino
Con la richiesta di patteggiamento, quindi, Cuffaro ha mollato, lasciando andare la sua Dc? E in quale direzione? Ce n'è una, che è anche la più dritta
Esiste una Dc senza Cuffaro? Domanda che, più maliziosamente può essere declinata in un altro quesito: può esistere un cuffarismo senza il suo leader? Il vero bivio politico, dopo la richiesta di patteggiamento dell'ex governatore, è proprio questo. Come può, un partito che, negli ultimi anni, si è rispecchiato in Cuffaro, sopravvivere senza di lui?
Non hanno portato bene, o certamente non hanno brillato per tempismo le parole, qualche giorno fa, di Nuccia Albano, in occasione del suo nuovo giuramento da assessora: «La Dc è stata investita da un ciclone, ma la magistratura si è resa conto che molte cose non stavano in piedi», diceva appena tre giorni fa, per poi aggiungere: «In ogni partito può esserci qualche neo, noi siamo stati vittimizzati e non capisco il motivo».
Ma il passo di Cuffaro pare abbia sorpreso in tanti, anche all'interno del partito. E certamente cambia lo scenario su un piano, se vogliamo, più politico che giudiziario. Se già le dimissioni dalla leadership, arrivate subito dopo lo scoppio dell'inchiesta, puntavano a sdoppiare, a separare i fari puntati su leader e Dc, la richiesta di patteggiamento apre a un orizzonte triennale di lavori sociali. Un ostacolo, sostanziale ancora più che formale, pressoché definitivo al proseguimento di quel percorso.
Oggi, semmai, viene da domandarsi anche cosa avrebbe fatto il governatore in carica, Renato Schifani, se la determinazione di Cuffaro, un’ammissione di responsabilità, fosse stata esplicitata qualche giorno fa. Avrebbe riaccolto Albano che, tra i deputati dell'Ars, non è certamente quella meno distante, per rapporti e fedeltà, a Cuffaro stesso?
E infatti, non sono in pochi a puntare il dito proprio contro il governo regionale: «Cuffaro non ha agito da solo – dice Fabrizio Micari, dirigente di Italia Viva in Sicilia - sono emerse lampanti e indiscutibili interazioni con diversi assessorati regionali. È l’ennesima tegola sul governo regionale, ogni giorno più impresentabile. Un governo che danneggia la Sicilia, nell’immagine e nella sostanza. Tutti a casa». Il leader di Azione, Carlo Calenda, invece, è tornato a chiedere il commissariamento della Sicilia «in particolare su acqua, sanità e rifiuti e lo si potrebbe fare immediatamente. Cuffaro - ha aggiunto - è solo l’espressione più conosciuta di una degenerazione morale e amministrativa che è diventata norma».
Del resto, è bene dirselo, tutto ciò che era seguito all'inchiesta, sul piano politico, era apparso subito come un tentativo velleitario, nel migliore dei casi, come una finzione, nel peggiore. Il cambio di passo e di profilo richiesto da Schifani ai reduci democristiani, la nomina di tre commissari, la lealtà sbandierata dai deputati più scontenti, tutto rischia di rivelarsi, tra non molto, poco più che una recita. Perché la Dc è Cuffaro. E senza Cuffaro, la Dc, in Sicilia, non esiste. Lo sa chiunque abbia partecipato, da militante o da osservatore, a una delle “feste dell'amicizia” riberesi.
E così, la diaspora già in parte cominciata, può proseguire senza quella remora in più, cioè l'attesa di un giudizio. Con la richiesta di patteggiamento, quindi, Cuffaro ha mollato, lasciando andare la sua Dc? E in quale direzione? Ce n'è una, che è anche la più dritta. In questi mesi, i democristiani hanno fatto asse con la Lega di Luca Sammartino (che, forse non tutti lo ricordano, ma arrivò all'Ars sotto un vessillo con lo scudo crociato). Da Ignazio Abbate, ulteriormente alleggerito da ogni impegno dopo il mancato ingresso in giunta, allo stesso Carmelo Pace, fino a Carlo Auteri, si rincorrono le voci di salto sul Carroccio siculo, nelle liste delle prossime regionali e delle prossime politiche. Dove è difficile immaginare una Dc senza Cuffaro.
