politica
La scure del ministro Giuli sui fedelissimi del ministero dopo il caso Regeni
Cadono i vertici delle segreterie tecnica e particolare. Un segnale politico fortissimo per ricucire la "filiera di fiducia" dopo lo scandalo
Il Ministero della Cultura è scosso da un vero terremoto politico-amministrativo: il titolare del dicastero, Alessandro Giuli, ha revocato gli incarichi a due figure centrali del suo entourage, Emanuele Merlino ed Elena Proietti Trotti. Non un semplice riassetto interno, ma un segnale di discontinuità in una fase istituzionale ad altissima tensione. Ne ha dato notizia il Corriere della Sera.
Il “convitato di pietra” dietro questa svolta porta un nome preciso: Giulio Regeni. La scintilla è stata l’esclusione dai contributi selettivi del documentario “Giulio Regeni - Tutto il male del mondo”, firmato da Simone Manetti, decisione che ha provocato un’ondata di polemiche politiche e mediatiche e aperto una faglia nelle commissioni cinematografiche del ministero.
Intervenendo al Question Time alla Camera l’8 aprile 2026, Giuli ha rivendicato l’autonomia delle commissioni, ha definito “prive di fondamento” le accuse di censura e, al contempo, ha preso le distanze dalla bocciatura del film, dichiarando di non condividerla “sul piano morale e ideale”.
Le precisazioni del ministro non hanno tuttavia arginato l’emorragia di credibilità dell’intero meccanismo di selezione. Il “no” all’opera dedicata al ricercatore ucciso al Cairo ha innescato una serie di dimissioni eccellenti: tra gli altri, Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti hanno lasciato l’incarico il 7 aprile 2026, seguiti da Ginella Vocca.
Un effetto domino che ha messo in discussione la tenuta e l’impermeabilità del sistema rispetto a possibili interferenze politiche. In questo clima incandescente è arrivata la scure di Giuli sui vertici degli uffici di diretta collaborazione.
Non si tratta di funzionari qualunque, ma di posizioni fiduciariamente legate al mandato del ministro e, come tali, revocabili in ogni momento. Merlino, a capo della segreteria tecnica — il crocevia dove si affinano i testi e si coordinano le strutture — è considerato vicino all’area di governo e influente nella riflessione culturale conservatrice, snodo fra l’indirizzo politico di Fratelli d’Italia e la macchina amministrativa. Elena Proietti Trotti guidava invece la segreteria particolare, l’ufficio più prossimo alla quotidianità del ministro, il primo “sensore” per filtrare relazioni, agende e sensibilità politiche. Attiva in Umbria nell’orbita di FdI e recentemente entrata, tra le polemiche, nel Cda dei musei autonomi di Capri, rappresentava il cuore operativo del dispositivo fiduciario del dicastero.
Le ragioni immediate del doppio avvicendamento non sono state ufficialmente ricondotte al caso Regeni, ma la contiguità temporale rende i dossier strettamente intrecciati. L’estromissione dei due dirigenti appare come il tentativo di Giuli di ricomporre una catena di fiducia incrinatasi e di ricalibrare il baricentro politico del ministero.