La protesta
Cantieri navali dello Stretto srl licenzia 13 lavoratori, la Fiom Cgil proclama lo sciopero per venerdì
La società di cantieristica che fa parte del gruppo Caronte&Tourist ha avviato la cessione del rapporto di lavoro, scelta che ha scatenato la protesta del sindacato
La Fiom Cgil ha proclamato per venerdì 15 maggio uno sciopero ai Cantieri navali dello Stretto srl per protestare contro i 13 licenziamenti annunciati dalla società del gruppo Caronte & Tourist. Una decisione che il sindacato giudica “ingiustificata” e che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già delicata per il comparto industriale.
«Da un’azienda che continua ad avere tanto dalla città – dichiara il segretario generale della Fiom Cgil Messina, Daniele David – ci si aspetta responsabilità sociale, investimenti sul territorio e non all’estero: negli anni scorsi hanno investito 250 milioni di euro per rifare le navi in Turchia, mentre qui addirittura licenziano». Per il sindacato, dunque, si tratta di una scelta «inaccettabile», che richiede una risposta forte non solo da parte dei lavoratori ma dell’intera città.
Lo sciopero di venerdì punta infatti a riaccendere i riflettori sul futuro della cantieristica navale nell’area dello Stretto, un settore che ha progressivamente perso centralità economica e occupazionale. Negli anni passati il comparto garantiva centinaia di posti di lavoro tra operai specializzati, tecnici e indotto. Oggi, invece, la cantieristica navale vive una fase di profonda trasformazione. Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo una mancanza di investimenti strutturali sul territorio e il rischio di uno svuotamento industriale che potrebbe avere pesanti ripercussioni sociali. Negli ultimi anni il settore della manutenzione e riparazione navale nello Stretto ha subito rallentamenti legati anche all’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre alla crescente competizione dei grandi poli cantieristici del Mediterraneo.
La vertenza aperta dalla Fiom ai Cantieri navali dello Stretto si inserisce in un quadro più ampio di crisi della manifattura e dell’industria pesante a Messina. I sindacati chiedono, dunque, un piano industriale chiaro che garantisca occupazione stabile, rilancio produttivo e valorizzazione delle professionalità presenti in città.
Sul futuro del comparto pesano anche le sfide legate alla transizione ecologica e all’innovazione tecnologica. Il mercato navale europeo si sta infatti orientando verso navi a basse emissioni.