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Governo

Meloni convoca Giuli: faccia a faccia per ricucire la frattura al Ministero della Cultura

Dopo la revoca di due collaboratori vicini a FdI, lo scontro con Salvini e la polemica sulla Biennale

11 Maggio 2026, 21:19

21:20

Alessandro Giuli, ministro della Cultura

Alessandro Giuli, ministro della Cultura

Un faccia a faccia di circa un’ora fra Giorgia Meloni e Alessandro Giuli. Il governo prova così a mettere un tappo alle tensioni fra Palazzo Chigi e il ministro della Cultura, culminate con la notizia della revoca di due figure di vertice nello staff del dicastero molto vicine a FdI, ma che andavano avanti da settimane tra il caso Venezi, quello della Biennale e lo scontro tra Giuli e Matteo Salvini in Consiglio dei ministri sul Piano casa, con strascico anche sulla chat dei ministri.

«Normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale», spiegano fonti di Palazzo Chigi chiarendo che il ministro ha «confermato il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo» e la premier, a sua volta, «la piena volontà di sostenere l’azione di un ministero centrale per l'Italia». Ma il confronto all’inizio sarebbe stato tutt'altro che sereno. Giorgia Meloni, a sentire le ricostruzioni dei bene informati dentro FdI, avrebbe «strigliato» il suo ministro, che avrebbe ottemperato all’allineamento richiesto dalla leader.

«State creando un caso sul niente», cercava di minimizzare Arianna Meloni in mattinata rispondendo ai giornalisti. Ma che il caso sia anche politico è chiaro a tutti i protagonisti della vicenda. Ai piani alti dell’esecutivo la notizia del siluramento di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic e considerato molto vicino al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro, è stata vissuta come «un fulmine a ciel sereno».

Nel day after viene difeso Merlino, «un grande lavoratore, una risorsa che non verrà dispersa». In lui Giuli avrebbe trovato «un capro espiatorio» per il mancato finanziamento al documentario per Regeni, e dopo la decisione di allontanarlo era necessario un «riallineamento», come filtrava dai vertici del governo prima del faccia a faccia.

La versione ufficiale vuole che l’incontro sia stato «chiesto e ottenuto» da Giuli. Ma più fonti sostengono che il ministro sia stato convocato. Abituato a recarsi a piedi dal Collegio Romano alla sede del governo, questa volta entra in auto, attorno alle 15.15, pochi minuti prima di Meloni. Ne esce un’ora più tardi, dirigendosi al Ministero. Nel faccia a faccia avrebbe parlato soprattutto la premier, che in un frangente geopolitico complesso, nel tentativo di rilanciare l’azione del governo dopo la debacle referendaria, eviterebbe volentieri certi problemi. A maggior ragione se legati a ministri del suo partito. Se non aveva la fiducia del suo staff, avrebbe convenuto Meloni, Giuli aveva ogni diritto di varare le sostituzioni, ma certe scelte, avrebbe rimarcato, vanno coordinate.

I toni, insomma, sarebbero stati decisamente meno distesi rispetto a quelli con cui fonti di Palazzo Chigi hanno poi delineato l’esito. Liquidando come «prive di fondamento» le "voci e ricostruzioni giornalistiche" degli ultimi giorni, "volte a mettere in discussione la credibilità dell’operato dell’esecutivo, facendo leva su presunte divergenze di opinione tra Giuli, Meloni e altri esponenti del governo". Il ministro, secondo le stesse fonti, «ha espresso la propria gratitudine" alla premier e ribadito «la piena sintonia all’interno dell’azione di governo». Ed è «emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo» tra i due.

Non filtra altro dal fronte del ministro, che intanto - a causa degli scioperi nel trasporto aereo - avrebbe deciso di annullare la trasferta a Bruxelles per la riunione dei ministri Ue della Cultura, che affronterà anche la questione Biennale, dopo che l’Ue ha condannato la riapertura del Padiglione russo, chiedendo chiarimenti a Roma sulla possibile violazione delle sanzioni nei confronti di Mosca e annunciando il taglio di 2 milioni di fondi all’istituzione culturale.