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Verso le amministrative

Insulti sessisti alla candidata sindaca di San Giovanni La Punta, Riccobene: «Li denuncio, i risarcimenti alle vittime di violenza»

L'esponente di Controcorrente è andata dai carabinieri per formalizzare la sua indignazione. «Colpire il portafogli per educare al rispetto sembra essere l'unica soluzione», afferma

12 Maggio 2026, 09:35

Insulti sessisti alla candidata sindaca di San Giovanni La Punta, Riccobene: «Li denuncio, i risarcimenti alle vittime di violenza»

In un clima elettorale che dovrebbe essere caratterizzato dal confronto sui programmi e sul futuro della comunità, a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, la cronaca politica si sposta bruscamente nelle aule di giustizia. Antonella Riccobene, candidata sindaca, è finita nel mirino di un attacco sessista che ha superato i confini della critica politica per sfociare nell'offesa personale più becera. Tutto ha avuto inizio su Facebook. Un utente, attraverso un commento a un post della candidata, ha tentato di screditarne la figura pubblica usando allusioni volgari e sessiste, sostenendo che la donna meriterebbe il voto non per le sue competenze o il suo programma, ma per presunti "facili costumi". È il ritorno di un cliché logoro e violento: quando non si sa come contrastare una donna sul piano intellettuale o politico, si punta a colpirne la moralità.

Riccobene ha deciso di non lasciare correre. Se in passato la strategia della "indifferenza" sembrava la più nobile, oggi la consapevolezza collettiva impone una reazione diversa: la fermezza legale. La candidata si è presentata nella caserma dei Carabinieri per sporgere una formale querela, trasformando un'offesa privata in una battaglia di principio che riguarda l'intera collettività. «Noi donne meritiamo rispetto - ha spiegato la candidata sindaca di ControCorrente - e se personalmente questi insulti non mi sfiorano, è venuto il momento di far sentire la mia voce, a nome di tutte le donne che si trovano nella mia stessa situazione. Questi signori, anche con profili fake, devono sapere che gli insulti non sono opinioni, ma costituiscono un reato».

La distinzione tracciata da Riccobene è fondamentale. Esiste un confine invalicabile tra la libertà di critica — sacrosanta in democrazia — e la diffamazione. Troppo spesso si confonde il diritto di parola con la licenza di insultare, dimenticando che ogni azione compiuta dietro una tastiera produce effetti reali e dolorosi nella vita delle persone.

L'aspetto più incisivo della reazione di Antonella Riccobene riguarda la destinazione delle eventuali sanzioni economiche che colpiranno il responsabile. La candidata ha infatti annunciato che ogni centesimo derivante dai risarcimenti verrà devoluto alle associazioni antiviolenza. Si tratta di una nemesi perfetta: il denaro di chi ha cercato di svilire una donna servirà a proteggere altre donne da abusi e discriminazioni. «Reato che gli costerà tanti soldini», ha incalzato la candidata, sottolineando come la responsabilità civile debba servire da deterrente per chiunque pensi di utilizzare i social network come valvola di sfogo per le proprie frustrazioni patriarcali. «Colpire il portafogli per educare al rispetto sembra essere, purtroppo, l'unica lingua comprensibile per chi nasconde la propria viltà dietro lo schermo di uno smartphone o un profilo falso».

L'episodio di San Giovanni La Punta non è un caso isolato, ma il sintomo di un malessere profondo che inquina la politica italiana. Le donne che decidono di esporsi in prima persona sono sistematicamente bersagliate da attacchi che riguardano la loro sfera intima, il loro aspetto o la loro vita familiare, trattamenti che raramente vengono riservati ai colleghi uomini. Riccobene, con la sua denuncia, ha voluto spezzare questo meccanismo di silenzi e tolleranza.