La polemica
Ordinanza vieta di nutrire randagi sul suolo pubblico: scoppia il putiferio
Il commissario straordinario, Pietro Mattei, firma un'ordinanza che vieta di dare cibo ad animali in aree pubbliche salvo autorizzati, ma volontari e associazioni protestano, e l’Asp chiede un confronto
L’obiettivo, almeno nelle intenzioni, era quello di prevenire il randagismo, promuovere il controllo della popolazione canina e felina e tutelare il decoro e l’igiene urbana. Di fatto però l’ordinanza 98 dello scorso 8 maggio, siglata dal commissario straordinario del comune Pietro Mattei, ha scatenato un vero e proprio putiferio.
Al centro delle polemiche il punto 6 che di fatto ordina che «l’alimentazione di cani e gatti randagi sul suolo pubblico venga consentita esclusivamente ai soggetti autorizzati o referenti di colonie feline regolarmente censite» vietando la somministrazione di alimenti «in modo da creare sporcizia, degrado o accumulo di residui organici».
Un punto che ha suscitato non poche perplessità e critiche da parte di associazioni animaliste e volontari che ogni giorno si prendono cura in particolare di decine e decine di gatti randagi.
Ad intervenire sulla questione anche l’avvocato Tancredi Rizzotti, consulente dell’Asp per la tutela degli animali, che ha inviato una nota al commissario Mattei chiedendo un incontro urgente, con la doppia finalità «di studiare insieme soluzioni che rispettino le vigenti normative e le povere, innocenti e bisognose creature che vivono nel territorio comunale».
Al centro della nota l’assunto che la tutela dei gatti randagi e delle colonie feline è oggi garantita da norme nazionali, regionali e da una consolidata giurisprudenza. La normativa vigente, infatti, tutela le colonie riconoscendone il valore anche quando curate da cittadini, volontari o associazioni animaliste, e la giurisprudenza amministrativa, con in testa diversi Tar, ha più volte chiarito che non esiste alcun divieto di alimentare gli animali randagi nei luoghi in cui trovano rifugio e che eventuali divieti comunali contrasterebbero con la legge nazionale sulla tutela degli animali.
«Sono stato negli uffici del comune – spiega l’avvocato Rizzotti - Restiamo in attesa di una loro determinazione. L’Asp resta disponibile a collaborare nell'interesse degli animali e della città. Rimane tuttavia l’amarezza per non stati minimamente coinvolti nella stesura dell'ordinanza, nonostante la continua e fattiva collaborazione del servizio veterinario con gli uffici comunali».
Il servizio dell’azienda sanitaria, ferma restando la necessità di garantire il decoro e la pulizia, e di sostenere ogni pratica volta al contenimento dei fenomeni del randagismo, che l’ordinanza iompone nei punti dall’1 al 5, starebbe rivalutando punto 6.
Intanto sui social è già protesta.