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Norma fake all’Ars, il caso finisce al Tar Sicilia: Serradifalco sfida la Regione sui fondi Acti
L’amministrazione guidata da Leonardo Burgio contesta l’archiviazione dell’istanza per il milione destinato ai Comuni con Acti. Nuovo scontro istituzionale dopo il caso del terzo mandato
Approderà al Tar Sicilia la vicenda legata alla cosiddetta “norma fake” di Ismaele La Vardera. Il sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, ha infatti annunciato ricorso al Tar avverso l’archiviazione dell'istanza per l'istituzione dell'Ambito di Coordinamento Territoriale Intersettoriale. La vicenda trae origine dall’approvazione del comma 8 dell’articolo 56 della legge di stabilità: un fondo da un milione di euro per i Comuni dotati di Acti «istituiti nell’ambito dei piani comunali di assetto organizzativo». Per il leader di Controcorrente, era stato un modo per dimostrare che «nelle finanziarie all’Ars si vota di tutto, anche le norme finte». Ma l’amministrazione Burgio, in maniera solerte, aveva approvato l’istituzione dell’Acti, chiedendo all’assessorato alle Autonomie locali l’assegnazione dei fondi.
Ma la richiesta di finanziamento presentata è stata ritenuta tardiva dalla Regione, che a marzo ha comunicato al Comune l’archiviazione dell’istanza. Per il sindaco «un atto illegittimo, che lede gli interessi della comunità locale e la programmazione territoriale del Comune». Da qui la decisione di impugnare il provvedimento di archiviazione al Tar affidando la difesa all’avvocato Antonio Campione.
Questa è la seconda “sfida” di Burgio alle leggi regionali. Il sindaco, infatti, s’è presentato alle elezioni amministrativo nonostante la Sicilia non abbia recepito la norma sul terzo mandato nei comuni fino a 15mila abitanti. La sua lista è stata però regolarmente accettata dalla commissione elettorale. E ieri all’Ars il deputato del Pd, Dario Safina, ha parlato di «un fatto che fa spregio della nostra Autonomia. Qui un funzionario pubblico può decidere quali norme si applicano e quali non. Ma la legittimità di una norma votata da questo parlamento può deciderla solo la Corte costituzionale. Eppure l'assessorato agli Enti locali non ha ritenuto di dovere mandare un'ispezione, per verificare il comportamento della commissione comunale elettorale in quel comune, che non ha valutato la legittimità di quella candidatura, cosa che sarebbe grave, oppure, peggio, che ha ammesso la candidatura in contrasto con la norma regionale. Ma Serradifalco non è un'enclave».