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Ars, schiaffo da 400 mila euro alla Casta: bocciati gli aumenti per i presidenti delle ex Province
Maggioranza battuta a scrutinio segreto (30 a 20). Soppressa la norma che reintroduceva compensi equiparati ai sindaci dei capoluoghi a spese degli enti
Il tentativo di ripristinare le indennità per i presidenti dei Liberi Consorzi comunali si infrange contro lo scoglio del voto segreto all'Assemblea Regionale Siciliana. Con 30 voti a favore e 20 contrari, l'Aula ha approvato un emendamento-stralcio presentato dal Partito Democratico che ha soppresso l'articolo 1 del ddl sulle ex province.
Al centro c'è la delicata questione dei costi della politica. La norma affossata, infatti, mirava a cancellare il principio di gratuità introdotto dalla riforma Crocetta nel 2014, garantendo ai nuovi presidenti dei Liberi Consorzi un’indennità economica pari a quella percepita dai sindaci dei comuni capoluogo. L'approvazione dell'emendamento del Pd ha di fatto bloccato un incremento di spesa stimato in circa 400 mila euro, che avrebbe gravato interamente sui bilanci degli enti intermedi, già pesantemente in affanno.
Secondo Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all'Ars, il ddl "nelle intenzioni doveva servire anche a moltiplicare le poltrone ed i costi", ma è stato "affossato grazie all'azione del Pd e delle opposizioni".
Dello stesso avviso Mario Giambona (Pd), che ha definito l'impianto di legge proposto dal governo Schifani "inaccettabile" e "inammissibile".
La pesante bocciatura in Aula, sancita da uno scarto netto di dieci voti, ha fatto esplodere le contraddizioni all'interno del centrodestra. Il capogruppo del M5S, Antonio De Luca, ha parlato senza mezzi termini di "faide all'interno di questa rissosa maggioranza", sottolineando come l'assenza del Governatore Renato Schifani si sia rivelata decisiva.
Anche il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, ha rincarato la dose evidenziando una "preoccupante mancanza di sostegno" per un testo che non convinceva nemmeno i deputati della stessa maggioranza.
A infiammare ulteriormente il clima è la polemica sull'uso dello scrutinio segreto. Le opposizioni accusano apertamente la maggioranza di opportunismo politico: lo strumento del voto segreto, spesso demonizzato dai partiti di governo per i debiti fuori bilancio, si rivela provvidenziale per nascondere i malumori interni.