Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
18 maggio 2026 - Aggiornato alle 17 maggio 2026 23:40
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

il caso

Modena, il dolore e la spaccatura: ecco perché Meloni e Tajani hanno isolato Salvini

La premier sceglie la via istituzionale nei luoghi della tragedia. Il leader leghista cavalca il tema immigrazione, ma Tajani lo gela: "L'attentatore è italiano, nessun permesso da revocare"

17 Maggio 2026, 22:16

22:20

Modena, il dolore e la spaccatura: ecco perché Meloni e Tajani hanno isolato Salvini

All’indomani della scia di violenza che ha sconvolto il centro di Modena, nel governo è emersa una profonda faglia politica: da un lato il rispetto dei ruoli e la sobrietà istituzionale, dall’altro la tentazione di trasformare un trauma collettivo in strumento di propaganda.

Si sono così contrapposti l’approccio cauto e ancorato ai fatti di Giorgia Meloni e Antonio Tajani alla corsa solitaria e identitaria di Matteo Salvini.

L’episodio risale al pomeriggio di sabato 16 maggio 2026, quando Salim El Koudri, 31 anni, ha travolto i passanti con l’auto, causando otto feriti (quattro in condizioni gravi, con due amputazioni) e ha poi accoltellato un uomo intervenuto per fermarlo. Escluse sin dalle prime ore matrici terroristiche, ha preso corpo l’ipotesi di un grave disagio psichiatrico.

Dinanzi a un fatto di tale gravità, una parte del vertice dello Stato ha scelto un’inedita prudenza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha mantenuto un “profilo istituzionale netto”: si è recata negli ospedali insieme al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, evitando fughe in avanti o l’uso immediato e strumentale della vicenda.

Sulla medesima linea Antonio Tajani, che ha espresso una ferma condanna introducendo un “elemento di realtà” nel dibattito: l’autore dell’attacco è un cittadino italiano nato a Bergamo, non un immigrato titolare di permesso di soggiorno.

Una puntualizzazione volta a smontare l’automatismo retorico che lega ogni fatto di cronaca nera all’immigrazione irregolare. Questa postura non implica un allentamento sul fronte della sicurezza — il governo ha da poco varato il decreto-legge n. 23 del 2026 — bensì il rifiuto di usare Modena come conferma di tesi precostituite.

Dalla parte opposta, Matteo Salvini ha ceduto al “riflesso identitario”, riconducendo l’evento alla sua consueta narrazione, fatta di allarmi sulle seconde generazioni e richieste di espulsioni immediate e revoche di permessi. Un racconto però smentito dai fatti e urtato contro la realtà. È stato lo stesso Tajani a gelare tale impostazione con una replica lapidaria: in questo caso non esiste alcun titolo di soggiorno da revocare.

L’uscita del leader leghista appare un gesto rivolto al proprio elettorato e alle dinamiche interne al centrodestra, con l’effetto di isolarlo persino rispetto al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

A smontare definitivamente la “narrazione binaria” — italiani minacciati contro stranieri minacciosi — è intervenuta la cronaca della strada: a bloccare l’aggressore, accanto ai cittadini italiani, sono stati anche commercianti di origine pakistana ed egiziana.