il dibattito
Il centrodestra cancella il freno al 5% Nato: la mozione riscritta in poche ore svela il nervo scoperto della maggioranza
Prima l’invito a rivedere al ribasso gli obiettivi di spesa militare, poi la marcia indietro repentina
A Palazzo Madama, il testo cambia mentre il dibattito è già acceso. In una prima stesura, la mozione del centrodestra chiede al governo di mantenere un impegno “realistico e credibile” in ambito Nato, confermando il 2% del Pil per la difesa ma promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi, “come il 5%”, alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali. Poi, nel giro di poche ore, quel passaggio scompare. Una retromarcia repentina.
Una fotografia nitida della difficoltà in cui si muove la maggioranza: da una parte gli impegni assunti a livello internazionale; dall’altra la pressione crescente dei conti pubblici, della crisi energetica e di una discussione interna al centrodestra mai davvero sopita sul costo politico ed economico della nuova traiettoria di spesa per la difesa. E la modifica arriva in corsa d'opera.
La frase sparita e il significato politico della retromarcia
Il passaggio eliminato non era neutro. La mozione della maggioranza inizialmente impegnava l’esecutivo a confermare il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e, insieme, a promuovere una revisione degli obiettivi più ambiziosi, incluso il 5%, tenendo conto della sostenibilità dei conti pubblici e includendo nel computo investimenti per sicurezza energetica e infrastrutture critiche. Un tentativo di ricalibrare politicamente un impegno che il governo aveva difeso in sede internazionale.
Dentro la maggioranza la linea sul dossier difesa resta fragile. Il tema era entrato nella mozione in un quadro più ampio, legato al caro energia e alla richiesta italiana di maggior flessibilità europea, è altrettanto vero che inserire per iscritto una revisione al ribasso del target Nato avrebbe avuto un peso politico preciso: avrebbe significato prendere distanza, almeno sul piano interno. La successiva soppressione segnala invece la volontà di evitare uno strappo formale con quella linea.