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Al voto

Comunali con vista sulla Regione, da Cateno al centrodestra: le partite amministrative in Sicilia

Elezioni locali, quelle di domenica e lunedì, ma con tanti nodi politici

20 Maggio 2026, 06:00

08:05

Amministrative 2026, le liste al Comune di Agrigento: tutti i candidati al Consiglio comunale

«Tensioni pre-elettorali», le ha chiamate il presidente della Regione Renato Schifani, pochi giorni fa, parlando degli ultimi capitomboli del centrodestra. Tradotto: le liti della maggioranza sui Comuni hanno prodotto effetti anche all'Assemblea regionale, con voti segreti, abiure e tradimenti. E in effetti, le amministrative del prossimo weekend si prestano a una lettura più complessiva sugli equilibri politici generali. O, in qualche modo, fungono da post-it, da traccia per ricordarsi di odi incrociati e di incompatibilità congenite della maggioranza del centrodestra. In altri casi ancora, aprono al futuro, a quelle elezioni regionali per le quali andranno create squadre e coalizioni. E quanto sta accadendo tra Agrigento e Messina, tra Enna e Marsala, rischia di avere ricadute anche lì.

Perché se è vero che il voto amministrativo ha, spesso, un valore riferibile esclusivamente al territorio, è anche vero che queste elezioni sono ormai vicine a quelle che riguarderanno prima il capoluogo della Sicilia, poi la Regione.

E così, ad esempio, alcuni fatti iniziano a somigliare ricorrenze e, quindi, a un dato politico generale. Prendi Agrigento, l'angolo più folle del cosiddetto “laboratorio politico” che è la Sicilia. La spaccatura nel centrodestra, che potrebbe aprire la strada a Michele Sodano, candidato di Ismaele La Vardera, non è uno strappo improvviso. È, per certi versi, la cristallizzazione di quanto era avvenuto alle ultime elezioni provinciali: anche lì, un pezzo di centrodestra (Mpa e Forza Italia) era andato da una parte, il resto da un'altra. Ci sono, infatti, delle anime che difficilmente riusciranno mai a dialogare all'interno del governo Schifani. E se uomini di Lombardo e di Cuffaro (quelli che resistono alla diaspora) alla Regione possono finire per convivere, spartendosi il territorio politico-amministrativo, mai potrebbero sposare un progetto amministrativo in una zona come Agrigento, dove cuffariani e lombardiani declinati nel rito di Roberto Di Mauro si fanno la guerra da sempre. E così, Alonge con Mpa, Forza Italia, Udc e Fratelli d'Italia. Dall'altra parte, ecco rispuntare una vecchia conoscenza: l'ex assessore regionale Luigi Gentile, ripescato dalla Lega di Luca Sammartino e, appunto, dalla Dc di Cuffaro e di Carmelo Pace che a sua volta corre nella sua Ribera. Ma nel coacervo giurgintano spunta anche l'altro caso nel caso: Cateno De Luca sta proprio da quella parte, con Lega e Dc: «Mi sono infiltrato, sono il loro cavallo di Troia», ha scherzato, in realtà sottoscrivendo ancora una volta la sua volontà di recitare, fino all'ultimo minuto utile (per poi ricominciare, dal primo minuto della nuova avventura) il ruolo di battitore libero.

E in effetti, le geometrie variabili di Cateno sono uno dei fattori di maggiore curiosità. Anche stando ai sondaggi che, in sostanza, dato per buono il resto degli schieramenti classici (centrodestra contro coalizione progressista e La Vardera), incaricano il sindaco di Taormina del ruolo di potenziale ago della bilancia, in grado di far vincere una o l'altra compagine. Non a caso, ci ha scherzato in tivù, indossando una maglietta ispirata al Barbiere di Siviglia: «Tutti mi cercano, tutti mi vogliono». E lui gioca ricordando ai progressisti che lo guardano con diffidenza di essere con loro a Marsala, al centrodestra che non lo ha ancora mollato di essere dalla loro parte ad Agrigento ma anche a Ribera, e a tutti gli altri che, altrove, come nel Messinese, può tranquillamente “ballare da solo”.

Eppure, in questa tornata di amministrative, se vuoi vaticinare il prossimo futuro, sei costretto a guardare al passato. Da Giulia Adamo a Mirello Crisafulli, passando per il certamente più giovane Giuseppe Castiglione che però somma alla sua esperienza politica quella di Pino Firrarello, l'offerta degli aspiranti nuovi sindaci di Sicilia non è esattamente un inno al rinnovamento. Ma offre certamente qualche spunto politico generale anche in questo caso: il Pd si è guardato bene, infatti, di appiccicare il proprio adesivo sulla carrozzeria d'epoca dell'ex senatore che vinceva «anche col sorteggio». Non una novità, anzi un curioso ritorno: era stato il Pd di Renzi, con Davide Faraone in testa, a fare la guerra senza quartiere a Mirello, fin dentro le sale dell'università di Medicina nelle quali rimbalzavano le lezioni in lingua rumena. Ora tocca all'altro Pd, il più lontano dal renzismo, prendere le distanze da Crisafulli che punta a pescare anche da qualche fazione del centrodestra.

Vai a chiamarle amministrative, quindi. Non a caso, è già iniziata e proseguirà fino all'ultimo una sfilza di “big” di partito: Conte, Provenzano, Braga, Bonaffoni, Alfieri, Bonaccini e Cuperlo per i progressisti, Urso, Donzelli, Foti per i meloniani, il vicepremier Salvini e tanti altri. Perché questi sono test a tutti gli effetti. Per gli equilibri presenti e futuri. In tanti, ad esempio, guardano con curiosità (e tanti con preoccupazione) alla possibile vittoria del candidato di Controcorrente ad Agrigento: sarebbe il primo sindaco di un capoluogo con La Vardera e nuovo vento nelle vele di chi si è già pubblicamente candidato a Palazzo d'Orleans. Stesso discorso a Messina, dove il risultato di De Luca, tramite l'uscente Federico Basile, rappresenterà il biglietto da visita del leader di Sud chiama Nord. E c'è da testare l'asse Pd-M5S e da verificare gli equilibri all'interno dei Dem. E soprattutto restano da chiarire le questioni interne al centrodestra, che hanno già provocato vertici di maggioranza, voti segreti, norme bocciate. «Ci chiariremo dopo le amministrative», ha annunciato il governatore. Da lì, insomma, bisognerà passare per leggere meglio il futuro.