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Il dossier dell'Antimafia

Ecco gli “impresentabili” di Sicilia. Fra processi aperti e Comuni sciolti

Oltre la lista nera. Ad Agrigento Gentile, il candidato sindaco sostenuto da Lega e Dc Randazzo, nel Catanese, fa il pieno di “bocciati” incluso l’aspirante Anzalone, lanciato dal Pd

20 Maggio 2026, 07:00

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Ecco gli “impresentabili” di Sicilia. Fra processi aperti e Comuni sciolti

In occasioni come questa, la citazione che va per la maggiore è quella della calunnia che è un venticello, che poi diventa temporale. Di sicuro l’hanno pensata i cinque siciliani nell’elenco degli “impresentabili” della Commissione nazionale antimafia presieduta da Chiara Colosimo. Si tratta di Luigi Gentile, candidato sindaco ad Agrigento; di tre dei cinque aspiranti primi cittadini di Randazzo (nel Catanese), Freddy Pillera, Cettina Foti e Gianluca Anzalone; e di un candidato al Consiglio comunale randazzese, Emilio Emanuele La Piana. Tutti citati poiché la loro corsa elettorale violerebbe il codice di autoregolamentazione approvato dalla stessa commissione nel 2014.

Si tratta, in pratica, di una moratoria interna. “I partiti, le formazioni politiche, i movimenti, le liste civiche [...] si impegnano in occasione di qualunque competizione elettorale a non presentare e nemmeno a sostenere, sia indirettamente sia attraverso il collegamento ad altre liste, candidati che non rispondano ai requisiti”. Più stringenti della legge, ma spesso invocati dai cittadini. Per esempio: non candidare né sostenere persone rinviate a giudizio, o condannate anche se in via non definitiva, o sottoposte a misura cautelare. Oppure persone “in stato di latitanza”. Nel codice si fa pure riferimento a sindaci o componenti di giunte di amministrazioni sciolte per mafia.

Da qui, a liste depositate, la di ricerca della Commissione. Che, sugli oltre ottocento Comuni al voto in Italia, ha scelto di controllarne 35 (la proposta è dell’ufficio di presidenza, fanno sapere diversi componenti). Va da sé che quelli sciolti per mafia ci devono essere tutti. Ed è da lì che, infatti, arrivano tutti i siciliani citati, tranne Luigi Gentile. Quest’ultimo, aspirante primo cittadino di Agrigento, sostenuto dalle liste di Dc, Noi moderati-Sud chiama nord, Lega, e dalla civica Gentile sindaco. “Nei confronti del predetto candidato - scrive la commissione - il gup del tribunale di Agrigento ha disposto, il 12 marzo 2021, il rinvio a giudizio per il reato di bancarotta fraudolenta”. Sottolinea la commissione che il processo è ancora in corso e che la prossima udienza è fissata per domani. Si tratterebbe di un processo legato all’attività di Gentile, commercialista, e in particolare all’“approvazione di bilanci societari risalente al 2007”, scrive lui in una nota. “Sono certo che verrà pronunciata sentenza di assoluzione”, aggiunge.

Il capitolo più corposo, come detto, riguarda però Randazzo. Gioiello medievale, sciolto per mafia il 26 gennaio 2024, quando il sindaco era Francesco Sgroi (dichiarato incandidabile dalla Cassazione a marzo 2026). Dopo 18 mesi di commissariamento, prorogati per altri sei, Randazzo va al voto con cinque aspiranti sindaci sostenuti da altrettante civiche. Tra questi c’è Alfio Pillera, detto Freddy, nell'elenco della Commissione perché rinviato a giudizio “per truffa aggravata” in relazione ai contributi pubblici per l’agricoltura erogati dall’Agea, “aggravato ai sensi dell’articolo 416-bis”. Cioè il metodo mafioso. “Non c’è nessuna sentenza a mio carico e non c’è neanche ancora stato dibattimento”, afferma Pillera. “Io non c’entro niente e sono sereno. Per me parlano le azioni”.

Sempre a Randazzo sarebbero impresentabili anche Gianluca Anzalone e Cettina Foti, ora aspiranti sindaci rivali, ma entrambi assessori del Comune poi sciolto. Stessa ragione per cui viene definito impresentabile l'aspirante consigliere Emilio Emanuele La Piana (“Non accetto l’etichetta [...] Ho lavorato sempre con onestà e spirito di servizio”, garantisce La Piana). “Non sono mai stata coinvolta in inchieste o procedimenti, né ho mai avuto alcun ruolo nei fatti che hanno portato allo scioglimento del Comune”, replica Foti. A suo sostegno interviene addirittura l'europarlamentare di Forza Italia Marco Falcone: “Le valutazioni basate su codici di autoregolamentazione non possono essere sovrapposte né equiparate a sentenze o accertamenti giudiziari”, sottolinea.

Il mio casellario giudiziale è pulito, non ho carichi pendenti e non sono indagato per alcun reato. Inoltre, il mio nome non compare in alcun passaggio della relazione prefettizia”, dice Gianluca Anzalone, già vicesindaco dell’amministrazione Sgroi, adesso sostenuto - senza simbolo - dal Pd siciliano. In suo supporto si è speso anche il segretario dem Anthony Barbagallo, che della Commissione nazionale antimafia è componente.

Fuori dalla lista della commissione, ma citati in paese sono altri due nomi. Il primo è quello di Enzo Ceraulo, assessore designato dal candidato sindaco Filippo Bertolo. Ceraulo è coinvolto in un altro procedimento penale sull’Agea, ed è accusato di truffa e falso per fatti che sarebbero avvenuti nel 2017. “Sono stato messo in mezzo ma non ho fatto niente - afferma lui - Ho un rinvio a giudizio, e non si è mai svolta nemmeno un’udienza; il processo è stato trasferito a Catania e io aspetto di potere, finalmente, mettermi questa storia alle spalle”.

L’ultimo nome è quello della ex consigliera comunale e sindacalista Maria Cristina Gullotto, oggi candidata a sostegno di Nino Grillo, sulla bocca dei randazzesi per via del suo compagno. Quest’ultimo è figlio di Francesco Rosta, morto da qualche anno, ritenuto esponente di spicco della famiglia mafiosa dei Ragaglia. Nello scioglimento del Comune, un ruolo importante aveva avuto la mancata acquisizione al patrimonio comunale di terreni confiscati ai clan. “Se lei sbaglia, il peccato è di suo figlio?”, replica Gullotto. “Noi siamo persone per bene. Nell’amministrazione dello scioglimento, io ero all’opposizione. Di sicuro non facevano un favore a me”, conclude.