Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
21 maggio 2026 - Aggiornato alle 09:03
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Dopo le polemiche sulla lista dell’Antimafia

Nella capitale degli impresentabili la difesa silenziosa del “così fan tutti”

Randazzo. Una partita a cinque (tre i citati), dopo lo scioglimento l’incubo continua

21 Maggio 2026, 06:30

06:31

Nella capitale degli impresentabili la difesa silenziosa del “così fan tutti”

 

Quando si pronuncia la parola scioglimento a qualcuno viene l’orticaria. Altri fanno spallucce: «Non abbiamo imparato nulla. Si pensa a organizzare escursioni e a mangiare ricotta calda». E poi c’è chi, ma chiede garanzia di anonimato, addirittura parla di «un complotto ordito dai poteri forti». Siamo a Randazzo, il suggestivo borgo medievale arroccato a 754 metri di altitudine sulle pendici nord dell’Etna, che tenta di rialzarsi dopo due anni di commissariamento.

I candidati sono cinque: Nino Grillo, con la lista Randazzo Riparte (che può contare sul sostegno di Luca Sammartino, leghista e vicepresidente della Regione); Cettina Foti, Responsabilità e futuro (appoggiata dall’europarlamentare di Forza Italia Marco Falcone); Freddy Pillera, Trasparenza e legalità; Filippo Bertolo, Proposta Popolare; e Gianluca Anzalone, Si muove la città (sostenuto dal segretario del Pd Anthony Barbagallo e pure dall’ex sindaco Sgroi). Ma Randazzo non è solo il comune che torna al voto dopo un pesante decreto di scioglimento, è anche la capitale siciliana degli «impresentabili». L’antimafia nazionale ha puntato la «lettera scarlatta» a tre candidati sindaco su cinque: Foti, Anzalone e Pillera. Big e sostenitori hanno difeso i tre aspiranti amministratori. Ma c’è anche chi ha preferito stare zitto. Come il Partito Democratico. Il silenzio del Pd per Pierpaolo Montalto di Sinistra Italiana e Fabio Giambrone di Europa Verde Sicilia è inaccettabile. «Alleanza Verdi Sinistra ha considerato sin dall'inizio gravissima la scelta del Partito Democratico di consegnarsi alla maggioranza che sosteneva l'incandidabile ex sindaco Sgroi e di candidare il suo vicesindaco. Scelta sostenuta apertamente dal segretario regionale Barbagallo». Per Montalto e Giambrone, Randazzo diventa l’esempio di come «un presunto civismo ha rappresentato il cavallo di Troia per permettere ai faccendieri bipartisan della politica di chiudere qualsiasi innaturale alleanza elettorale».

La partita a Randazzo si gioca davvero sul filo del rasoio: basta una manciata di voti per conquistare il Municipio. Quindi fare pronostici è difficile (anche se Grillo è dato per favorito). Il clima è quello di una città in dormiveglia. Inconsapevole. Che vuole archiviare lo scioglimento ma senza fare autocritica. «Lo scioglimento è stato vissuto come una parentesi. Manca da parte di tutti i candidati una forte presa di coscienza. E senza questo passaggio il rischio è di fare passi indietro», questo il pensiero di Mimmo Palermo, componente dell’Associazione Civitas di Randazzo. «Non c’è stato alcun cambiamento: basta guardare le liste per trovare un pezzo della vecchia amministrazione. In questa campagna elettorale nessuno ha il coraggio di dare un taglio netto col passato», continua. Da qualche giorno poi gira sulle chat dei randazzesi un video di un incontro elettorale di Anzalone dove si vede comparire sul palco Sgroi. C’è tanta delusione. Su Pillera c’erano alcune speranze. «Quando era all’opposizione si deve dare atto che ha fatto molte denunce e lotte coraggiose. Ma ora?», si chiede Palermo. C’erano molte aspettative anche sui commissari, che però «sono rimasti distanti dai cittadini. Quello che vedo negli occhi della gente è rassegnazione. Invece sarebbe servita una scossa», afferma.

Parlare di scioglimento è davvero un tabù. «Io mi faccio i fatti miei», risponde un uomo infastidito dalle domande della cronista. Il commerciante Salvo Grasso, fortemente impegnato anche nello sport (ha portato il nome di Randazzo grazie al baseball sui podi nazionali), ha un occhio molto attento. «È stata una campagna elettorale cominciata in sordina, poi la notizia degli impresentabili è stata una bomba. La comunità è turbata, ma nessuno si espone. Si preferisce guardare dall’altra parte», dice.

 

Grasso è convinto che sarebbe servito un cambio di passo reale. Non bastano i simboli e gli slogan. Intanto i giovani scappano. «Ne ho contati almeno 300 che sono andati via l’anno scorso», è la triste statistica di Grasso. Rossella Iuculano, che lavora alla Città Metropolitana di Catania, è disillusa. Lei ha 32 anni e avrebbe voluto vedere nelle liste coetanei pieni di energia. «Hanno scelto invece i soliti noti. Sono sicura che chiunque vinca non cambierà nulla. Questa città è ingrata: lo scioglimento è uno strumento di tutela per i cittadini. Questa doveva essere un’opportunità. Ma l’abbiamo persa», afferma con amarezza. Qualcuno da lontano, forse origliando, dice: «Speriamo si sbagli». Già speriamo.