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RIFIUTI

Palermo e Catania, presentati i termovalorizzatori: «Emissioni di diossina 32 volte meno di quello di Copenaghen»

Due impianti gemelli, lavori al via nel 2027, Schifani vuole inaugurarli da presidente della Regione

21 Maggio 2026, 13:04

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Palermo e Catania, presentati i termovalorizzatori: «Emissioni di diossina 32 volte meno di quello di Copenaghen»

L'auspicio di Schifani è inaugurarli da presidente della Regione nel corso della prossima legislatura. Prima non si può: i due termovalorizzatori di Palermo e Catania, presentati oggi in una conferenza stampa a palazzo d'Orleans, hanno sul loro percorso un iter molto stretto tra autorizzazioni ambientali, progetti esecutivi e partenza dei lavori, prevista per aprile del 2027. Tempi che già adesso il presidente della Regione vuole molto veloci, ma tra la partenza dei lavori e l'inaugurazione degli impianti ci saranno di mezzo le elezioni.

Che sia una delle sfide più importanti della sua vita lo stesso Schifani, ribadendo più volte che i due termovalorizzatori sono una creatura del suo governo. Due impianti gemelli per tecnologia ma di aspetto diverso, arrampicato sulla montagna di Bellolampo quello palermitano, adagiato sulla piana e ricco di verde quello catanese, che serviranno a trattare 300mila tonnellate di rifiuti ciascuno. Al loro interno potranno essere bruciati solo frazioni di rifiuti non riciclabili a valenza combustibile, ovvero rifiuti trattati e preparati per diventare combustibile. Non saranno, in altre parole, dei giganteschi forni, dato che sarà impossibile bruciarci l'immondizia che arriva direttamente dai cassonetti.

Sul lato delle emissioni, i due termovalorizzatori siciliani saranno molto puliti, almeno secondo le carte con numeri e tabelle distribuite nel corso della conferenza stampa. Che raccontano di impianti progettati per emettere diossina 40 volte inferiore a quella del termovalorizzatore di Bolzano, 4 rispetto a quello di Roma e 32 rispetto a quello di Copenaghen. Con un prelievo d'acqua da falda o acquedotto che sarà pari a zero: il fabbisogno di 90mila metri cubi d'acqua all'anno sarà garantito da piogge, acque di processo e integrazione con sistemi vicini.

Il tutto con diversi obiettivi: arrivare al 65 per cento di rifiuti differenziati e soprattutto scendere dal 57 per cento attuale al 10 per cento dei conferimenti in discarica. Settore, quello delle discariche, su cui Schifani è sicuro: "È un settore che ha aiutato ma finisce, così come finiscono gli interessi imprenditoriali. La Sicilia è satura e in quel settore ci sono stati episodi poco trasparenti". Stop anche ai trasferimenti fuori regione, quindi.

Su come i due impianti di Catania e Palermo verranno recepiti dai siciliani, Schifani è molto sicuro: "All'inizio non capivano, ma ora non esito a dire che fanno il tifo". Il quale però cambia quando si parla di media: "Registro - dice Schifani - un forte supporto mediatico qui in Sicilia occidentale, mentre c'è un silenzio tombale da parte mediatica nella Sicilia orientale, dove ci saranno sensibilità diverse".