il reportage
Enna al voto, referendum su Crisafulli nella città che si aggrappa alla Kore: e i confini delle coalizioni si mischiano
Il centrosinistra a trazione giovani ha scelto il vecchio Mirello, andando contro il Pd nazionale. Il centrodestra per sanare le sue divisioni ha pescato a sinistra
«Quell'attività ha chiuso pochi mesi fa». «Quest'altra pure». «Qui ci stava un artigiano, di là una bottega». Tra i vicoli di Enna alta, durante la processione dell'ultimo venerdì Santo, una coppia di una certa età che continua a vivere nel centro storico, fa da guida al genero proveniente da Siracusa, ospite dell'unico evento dell'anno in cui questo piccolo capoluogo di provincia torna a sentirsi comunità. Strade che ormai si animano solo per i secolari riti della Settimana Santa, conosciuti in tutta Italia. Così, la lenta danza a cui le confraternite sottopongono il Cristo Morto e l'Addolorata sembra l'inevitabile colonna sonora di una città che si sta spegnendo.
Mirello Crisafulli la descrive come «illuminazione cimiteriale», intercettando il sentimento prevalente degli ennesi: da centro minerario a capoluogo burocratico (nomina avvenuta esattamente 100 anni fa) che negli ultimi anni ha perso pezzi importanti come la sede della Banca d'Italia e la Camera di Commercio. E che oggi si aggrappa disperatamente a una delle poche ancore rimastegli: l'università Kore, una potenza economica (solo Medicina conta 400 posti a 18mila euro l'anno) e culturale. Ecco perché la discesa in campo dell'ex senatore del Pd, oggi, ha tutt'altro sapore rispetto a quella, perdente, di undici anni fa. «È cambiata la politica, quelli erano gli anni del M5s e dell'anticasta», ragiona Fabio Venezia, deputato regionale del Pd designato assessore da Crisafulli. «È cambiato lui, Mirello, è meno testardo, ascolta di più, sarà che è diventato nonno...», ammette Lillo Colaleo, leader maximo dei giovani democratici a queste latitudini. Soprattutto è cambiata la città, dove queste elezioni amministrative sembrano più un referendum pro o contro il Barone Rosso, 75 anni, gli ultimi 50 in prima linea tra politica e fondazioni universitarie. «L'unica speranza per far tornare Enna nelle posizioni che contano», secondo i suoi sostenitori. «L'onnipresente uomo forte che però si scorda le cose negative che ha lasciato in eredità, come la privatizzazione dell'acqua, e a cui mezza città deve qualcosa», secondo i suoi detrattori.
Il centrodestra ci ha messo un po' a trovare lo sfidante. Ed è andato a pescarlo proprio nel centrosinistra. Ezio De Rose, primario di Rianimazione all'ospedale Umberto I, ha militato per anni nella Margherita prima e nel Pd poi. Cattolico, presidente del consiglio comunale dal 2015 al 2020 durante il primo mandato dell'uscente Maurizio Di Pietro. Poi scomparso dall'agone politico. Anche se a settembre 2025 era ancora sul palco della locale Festa dell'Unità. Sarebbe stato nella rosa dei candidati sindaci del centrosinistra, è diventato quello ufficiale del fronte opposto. Scelta terza, visto che all'interno del centrodestra ennese non si è trovata la sintesi tra i troppi pretendenti.
In fondo, «che cos'è la destra, cos'è la sinistra?», ironizza il diretto interessato citando Gaber. E ne ha ben donde: insieme a lui, anche Paolo Gargaglione, attuale presidente del consiglio comunale e assessore designato da De Rose, condivide un passato tra i democratici. E alle liste dei partiti di centrodestra che lo sostengono (Fratelli d'Italia, Forza Italia, Noi Moderati e Mpa con l'assessore regionale Francesco Colianni main sponsor) si aggiungono due civiche (Enna Futura e Fare Comune) piene di candidati un tempo vicini al centrosinistra, alla cui formazione in regia hanno contribuito gli Alloro, l'ex deputato dem Mario, e il figlio Francesco, assessore per tre anni con la giunta Di Pietro. Una diaspora, avvenuta nel tempo, dal grande moloch che è stato da queste parti il Pd, erede di Pci e Ds, eccezione rossa siciliana in un mare scudocrociato prima e azzurro centrodestra poi.
Ma se De Rose canticchia Gaber è anche per ricordare che il rimescolamento non ha risparmiato neanche la coalizione di Crisafulli, dove hanno trovato rifugio tre assessori dell'amministrazione uscente contro cui il Pd è stato opposizione: l'autonomista Nicola De Luca, il leghista Rosario Casapollo e l'avvocato Biagio Scillia, oltre a Stefania Fazzi, già coordinatrice provinciale della Dc. Epperò Mirello - che ospita nelle sue liste anche Sud chiama Nord di Cateno De Luca - s'infuria se sente parlare di inciucio col centrodestra. «Quelli che sono venuti con noi venivano dalle nostre file, sono tornati a casa». E soprattutto: «Io ho allargato alle forze moderate, a patto che non siano state protagoniste dell'amministrazione Di Pietro». E gli assessori uscenti? «Gente che è salita sulla macchina, si è fatta un giro ed è scesa. Non persone che hanno diretto veramente l'amministrazione». Una valutazione «ad politicam, non ad personam», che Crisafulli consiglia di adottare anche al campo largo regionale, «se non vuole perdere».
Forse per questa filosofia, forse per quella vecchia storia di 25 anni fa dell'incontro all'hotel Garden con il boss di Barrafranca ed ex politico Dc Raffaele Bevilacqua (morto tre anni fa al 41bis), intercettato e finito agli atti di un'inchiesta poi archiviata, Elly Schlein non gli ha concesso il simbolo del Pd, nonostante il partito locale e quello regionale lo avessero ufficialmente candidato. «Per me - dice Crisafulli - il vero motivo sta nella battaglia che abbiamo fatto contro Barbagallo», il segretario regionale che tuttavia alla direzione del partito aveva messo il suo nome sul tavolo. «Mi ha promosso per farmi dire da altri che non andavo bene», è la lettura del senatore.
I big del partito sono rimasti lontani. L'unico volto noto venuto a sorpresa a sostenere Mirello è stato Claudio Fava, allergico a vuote retoriche e ipocrisie. «Non abbiamo mai avuto un'intesa politica, tranne che nella chiarezza delle nostre posizioni - sottolinea l'ex senatore - Lui è venuto proprio per perché il Pd non mi ha dato il simbolo. Ma da questo partito sono abituato ad aspettarmi di tutto. Se ci fosse ancora il Pci, mi avrebbero dato il simbolo o non avrebbero permesso di candidarmi, quello era un partito serio».
Il niet romano potrebbe anche avvantaggiare Crisafulli, togliendo remore agli elettori di centrodestra che lo stimano, ma resta una ferita aperta per la comunità locale dei democratici che negli ultimi anni ha assistito a uno scatto generazionale: la giovanile da qualche anno si è presa il partito e ha puntato convintamente sul vecchio Mirello. La "GenZxMirello" è diventata anche una pagina Instagram dove rilanciare pillole del programma elettorale, scritto dopo avere ascoltato associazioni e cittadini. Una fiducia che cozza con chi rinfaccia a Crisafulli metodi di gestione del consenso simili a quelli dell'amico Totò Cuffaro, in una parola "clientelismo", in versione 2.0, aggiornata cioè da una «eccedenza che ha prodotto un benessere diffuso in città», per usare le parole di un detrattore da sinistra. Per Lillo Colaleo, segretario di uno tre circoli del Pd ennese e leader dei giovani, è solo «un racconto mediatico passato di bocca in bocca, ma che non ha mai trovato un solo riscontro. Mirello ha 75 anni, non ha altre ambizioni politiche, è un uomo libero, questa è la sua forza». Per blindare ogni dubbio sulla questione morale, la coalizione ha pubblicato tutti i casellari giudiziari dei candidati al consiglio comunale.
Terzo incomodo della sfida elettorale è Filippo Fiammetta, funzionario della Prefettura di Enna con una lunga esperienza nella pubblica amministrazione. Una candidatura civica, sostenuta anche dal movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera, che parla a «chi non sopporta più tante cose di questa città».
Messe da parte le divisioni, politiche e personali, restano i problemi e le opportunità. E su quelli tutti concordano: la ricucitura tra Enna Alta (sempre più desertificata), Enna Bassa (dove regna l'università), Pergusa e le contrade (dove non arrivano i mezzi pubblici); l'acqua più costosa d'Italia, 5 euro a metro cubo, a fronte di continui disservizi (un anno e mezzo fa l'acqua dai rubinetti arrivava una volta a settimana, mentre ancora oggi metà di quella immessa in condotta si perde); la trasformazione dell'ospedale Umberto I in Policlinico universitario che richiede risorse (la Kore ha già investito due milioni di euro per attrezzature e robotica), ma anche nuovi spazi. «Una grande chance - secondo De Rose, primario di Rianimazione - siamo già diventati più attrattivi, oggi siamo la terza chirurgia regionale per numero di interventi, ora serve trasferire la parte medica all'ex Ciss di Pergusa (un'enorme struttura socio sanitaria contesa tra Asp e Comune ndr)». Ci sarebbero pure le infrastrutture, visto che da questo territorio passano tre lotti del raddoppio ferroviario Catania-Palermo, cioè oltre mille occupati (di cui appena il 10 per cento, però, viene dal capoluogo, secondo le stime dei sindacati) e circa 3 miliardi di euro di investimenti, compresa la costruzione della nuova stazione di Enna, che sarà ancora più lontana di quella attuale. Eppure questo tema fa fatica a entrare nel dibattito politico.
I tre candidati ne avrebbero potuto parlare nei confronti che Cisl, comitato Acqua e Cgil hanno proposto: ai primi due si è sottratto Crisafulli, all'ultimo De Rose. E la campagna elettorale è andata avanti sonnecchiante. Un po’ come la città che tutti vogliono svegliare.