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la polemica

"A cena coi familiari del boss Spera": Messina sgancia la bomba, La Vardera evoca la cupola politica

Scontro totale sui social. Il deputato ex FdI accusa il leader di Controcorrente di finta antimafia e ipocrisia. L'ex Iena non ci sta: "Sfruttano il gossip su Corona per infangarmi a tre giorni dal voto"

21 Maggio 2026, 20:29

20:30

"A cena coi familiari del boss Spera":   Messina sgancia la bomba, La Vardera evoca la cupola politica

La campagna elettorale in Sicilia si infiamma tra post notturni, accuse di ipocrisia e ombre di mafia. Nelle ultime ore i social sono diventati l’arena di un serrato confronto tra il deputato ex di Fratelli d’Italia, Manlio Messina, e il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera. A scatenare la contesa, una fotografia che ha innescato un’escalation di accuse incrociate.

L’affondo di Messina: “A cena con i parenti del boss stragista”

All’una di notte, il parlamentare siciliano vicinissimo a Giorgia Meloni ma che ha lasciato il partito ha pubblicato un post dal titolo inequivocabile, “A cena con i parenti del boss”, accompagnandolo con un’immagine in cui La Vardera sorride accanto a persone dai volti coperti. Per Messina si tratta di una “realtà pesante, disgustosa” e non di uno scatto casuale, ma di una foto in cui i presenti “sono in posa, sorridenti, perfettamente a loro agio”. Il nodo, secondo l’esponente meloniano, è l’identità di quelle persone: sarebbero familiari di Benedetto Spera, ergastolano di Belmonte Mezzagno, già braccio destro di Bernardo Provenzano e coinvolto nelle stragi in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Messina precisa di aver oscurato i volti “per rispetto”, riconoscendo che “essere parenti di un mafioso non significa esserlo a propria volta” e che “potrebbero essere persone perbene, lavoratori, padri di famiglia”. La contestazione a La Vardera è però soprattutto politica e morale. Il deputato ed ex assessore regionale al Turismo lo accusa di ipocrisia, ricordando come l’ex “Iena” avesse attaccato un giovane consigliere comunale di Catania solo perché figlio di un mafioso, nonostante il ragazzo avesse ripudiato il padre. “Quel ragazzo la mafia l’ha combattuta dentro casa sua”, insiste Messina, che rimprovera all’avversario di trasformare l’antimafia in “spettacolo da social, in una maschera buona per raccogliere applausi e fare il moralista a giorni alterni”. Il post si chiude con una sfida a un confronto pubblico, condita da insulti (“pagliaccio”) e dalla chiosa secondo cui La Vardera “al massimo può amministrare un circolo di bocce!”

La controreplica di La Vardera: “Fango, gossip e mandanti romani”

La risposta del leader di Controcorrente è arrivata a stretto giro, con toni altrettanto aspri. La Vardera bolla l’uscita come “fanghetto” notturno, ironizza sugli avversari “scarsi” e, con sarcasmo, si dice “offeso”: “Poteva almeno trovare una foto con un boss, un pregiudicato vero, solo parenti di boss? Manco un titolo di giornale ci danno”. Nel merito, sostiene che, scattando centinaia di foto in pubblico, è impossibile verificare fedine penali o alberi genealogici delle persone che gli si avvicinano. Rivendica inoltre la scelta politica di aprire le porte a chi prende le distanze dai contesti criminali familiari, citando il caso di Oliviero Sangani, nipote del reggente del clan Laudani, a cui ha affidato incarichi nel movimento perché “ha fatto un’altra vita”. Una realtà, sottolinea, ben diversa dalle “assunzioni di ben 22 persone vicine a diversi clan” a Mondello, dove un’incidenza simile “non può essere casuale”.

Poi il contrattacco su tre punti. Primo: la presunta fonte di Messina sarebbe “un signore che mi ha minacciato di morte”, già smentito a livello nazionale. Secondo: il tempismo farebbe leva su un’onda di gossip. Nel giorno in cui l’attenzione mediatica su Messina è altissima per il processo per diffamazione contro Fabrizio Corona (che aveva millantato una relazione tra il deputato e Giorgia Meloni), il parlamentare avrebbe diffuso una foto “vecchia di almeno due anni”, rilanciata “a 3 giorni dal voto” per massimizzare l’effetto. Terzo: il peso umano della vicenda. La Vardera confessa di aver passato la notte insonne, tra “rabbia mista ai conati di vomito”, ricordando che “per le mie denunce sono costretto a vivere sotto scorta”. A suo dire, la regia è chiara: Messina sarebbe “colui che preme il grilletto”, ma il vero mandato arriverebbe dai palazzi romani, con l’obiettivo di “fare fuori politicamente Ismaele e Controcorrente”.