l'alleanza
Ad Agrigento Salvini benedice «gli amici della Dc». E Sammartino sdogana il patto: «Progetto che guarda alle Regionali»
Vertici della Lega e Dc sullo stesso palco - compresi tre assessori di Schifani - per lanciare la volata al candidato Luigi Gentile, ma con lo sguardo verso il futuro
C’è chi giura, durante il comizio svoltosi ieri pomeriggio ad Agrigento per il candidato sindaco Luigi Gentile con Lega e Dc ai massimi livelli sullo stesso palco, di aver visto piangere le statuette di Alberto da Giussano mentre sul suo padano scudo si incidevano in lettere di fuoco la D e la C. È una fusione, ma di cui nessun vuol parlare, quella che va in scena nella città dei Templi in queste confuse amministrative 2026, con un centrodestra che si è spaccato irrimediabilmente anche, o forse principalmente, per non rompere l’asse creatosi tra il partito di Salvini e del fu Cuffaro.
Lega e Dc hanno scelto fin da subito l’Aventino rispetto al resto dello schieramento con cui governa alla Regione e che è confluito (con Forza Italia, Mpa, Udc e FdI) sul candidato Dino Alonge. Questioni di “democrazia”, di “metodo e merito” nelle scelte politiche, si disse, anche se ieri, più volte, qualcuno ha ribadito che molto più facile sarebbe stato accodarsi e dividersi le poltrone.
Il risultato è però, a livello locale, che “papà” Renato Schifani si trova a gestire dei “fratelli coltelli”, tanto da aver auspicato pochi giorni fa che i componenti della sua giunta non scendessero direttamente in campo nelle amministrative delle città dove il centrodestra correva diviso.
Un appello rimasto inascoltato, perché ieri sera sul palco posizionato in centro città (dopo aver “schivato” le polemiche sulla location del teatro Pirandello per un evento che è stato totalmente elettorale-politico) sono saliti ben tre assessori regionali: Nuccia Albano, Girolamo Turano e Luca Sammartino. Lega e Dc, appunto, insieme per caso, senza che nessuno abbia ritenuto necessario rimarcare quello che appare come un “pensiero stupendo”: un progetto politico unico.
Nessuno, ai microfoni si sbilancia. L’assessore Albano preferisce glissare: «Non mi piace parlare del futuro, parliamo del presente». E del resto del futuro del partito dopo il “daspo” rimediato da Cuffaro, che di fatto non potrà per diversi anni occuparsi di politica dopo il patteggiamento a tre anni per l’inchiesta in cui era accusato di corruzione e traffico di influenze, nessuno vuole parlare. Del doman, insomma, non v’è certezza.
Più “concreto” Luca Sammartino, che molti vedono come il riferimento politico di questa operazione: sono insomma ormai lontani i “cazziatoni” intercettati proprio con Cuffaro sulle nomine ai Consorzi di bonifica. «Con la Dc c'è sempre stato un rapporto straordinario di dialogo, di confronto anche nell'attività legislativa e parlamentare. Anche nell'azione di governo abbiamo lavorato fianco a fianco, com'è normale. Con la Dc - ha aggiunto - c'è oggettivamente, rispetto a tanti altri, un rapporto privilegiato che siamo convinti che si consoliderà nei prossimi mesi, ma soprattutto che guarderà insieme alle Regionali». Un partito unico? Una federazione? Chi può dirlo. È verosimile che un peso specifico in questa operazione ce l’avrà il risultato agrigentino: una cartina di tornasole per capire dove tira il vento.
L’ufficializzazione di questo rapporto, dato per scontato o quantomeno finito nel limbo del non detto, è un passaggio dell’intervento di Matteo Salvini, giunto ad Agrigento dopo la tappa di Marsala per chiudere il comizio pro Luigi Gentile. Una semplice frase che però leghisti e democristiani locali hanno accolto con molto entusiasmo. «Ringrazio gli amici della Dc», ha affermato mentre sul palco, insieme a lui c’era, tra gli altri Marco Zambuto, oggi braccio operativo della Dc e tra coloro che in questi mesi hanno cucito l’alleanza a due in vista del voto del 24 e 25, anche per agire come “guastatori” di un pezzo del centrodestra. Zambuto, già sindaco di Agrigento e assessore regionale, è genero di Totò Cuffaro. Che di questi templi, fa curriculum.
