amministrative
Resa dei conti in Sicilia: i ballottaggi del 7 e 8 giugno ultima spiaggia per il centrodestra (ma De Luca gongola e il centrosinistra sorride)
Il Campo Largo festeggia nei grandi centri. L'allarme di Lega e FI: "Così non si va avanti, serve una riflessione seria"
Le amministrative in Sicilia ridisegnano una mappa politica profondamente mutata: avanzano le forze di centrosinistra e l’area civica guidata da Cateno De Luca, mentre la maggioranza che governa la Regione appare frantumata e costretta a un severo bagno di realtà.
Al primo turno, lo schieramento progressista centra un risultato di peso, aggiudicandosi sette Comuni oltre i 15 mila abitanti. Tra questi spiccano Marsala, Lentini, Floridia, Villabate e Misilmeri.
A Termini Imerese il Movimento 5 Stelle conferma il sindaco uscente, mentre a Enna trionfa Vladimiro Crisafulli: un’affermazione che riapre il caso interno al Partito democratico, poiché la segreteria aveva negato in precedenza il simbolo all’ex parlamentare. Ora una parte del Pd chiede conto alla dirigenza. Nonostante i malumori, il segretario regionale dem Anthony Barbagallo esulta: "Il Pd è e resta il partito di riferimento nel centrosinistra, cresce e si rafforza aumentando il dato di lista e il numero delle presenze nei consigli comunali".
L’altro protagonista della tornata è Cateno De Luca: con il suo movimento "Sud chiama Nord" conquista Barcellona Pozzo di Gotto e, soprattutto, Messina. Nel capoluogo peloritano l’ex sindaco infligge una sconfitta pesantissima al centrodestra e si prepara a capitalizzare il risultato nelle future trattative per alleanze politiche e regionali.
Sul fronte opposto, aria di resa dei conti nella coalizione conservatrice. Il centrodestra strappa soltanto cinque amministrazioni (Ribera, San Giovanni la Punta, Milazzo, Carini e Augusta) e avvia una riflessione collettiva. Fa rumore il tracollo di Forza Italia a Messina, storica roccaforte della sottosegretaria Matilde Siracusano: il partito non supera la soglia di sbarramento del 5%, resta fuori dal consiglio comunale e provoca le dimissioni lampo del segretario provinciale azzurro, Antonio Barbera. Dai vertici arrivano richieste di cambio di rotta. Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia, invoca un "cambio di passo" e una strategia più efficace. Più tranchant Gianfranco Miccichè, già leader degli azzurri nell’Isola, secondo cui la coalizione si è presentata "divisa, frammentata e incapace di costruire candidature condivise". Sulla stessa linea l’eurodeputato forzista Marco Falcone, che sollecita "una riflessione seria", e il segretario regionale della Lega, Nino Germanà, che individua nella "mancata sintesi" la causa principale dei successi avversari.
Il verdetto definitivo è rinviato ai ballottaggi del 7 e 8 giugno ad Agrigento, Ispica (Ragusa) e Bronte (Catania). Un en plein in questi tre Comuni permetterebbe al centrodestra di ribaltare il bilancio; in caso contrario, dopo aver già ceduto cinque città chiave, la sconfitta rischierebbe di assumere proporzioni rovinose.