l'analisi
Dopo il voto il Pd canta vittoria, ma resta spaccato: i casi Enna e Randazzo sul tavolo di Schlein
Il campo largo siciliano incassa più gioie che amarezze. Dopo i ballottaggi, si parlerà di Regionali. «Primarie ad autunno», dice il segretario Barbagallo
Nel centrosinistra siciliano molti aspettavano l'esito delle Amministrative per potere mettere sul tavolo del confronto il peso dei risultati. Qualcuno rispetto agli alleati di coalizione, qualcun altro anche dentro il suo stesso partito. E 24 ore dopo la chiusura delle urne lo scenario si è materializzato: se Ismaele La Vardera è sempre più convinto di essere il migliore candidato presidente della Regione, il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo sottolinea come i democratici nel complesso «raddoppiano i consiglieri comunali», mentre le correnti che gli remano contro gli rinfacciano le scelte sbagliate a Enna e Randazzo, ne chiedono espressamente «un passo indietro» e aspettano che a parlare sia il partito nazionale, molto freddo nelle ultime settimane rispetto al dossier Sicilia, tanto che - fanno notare in casa dem - «per le Amministrative Elly Schlein ha girato quasi tutta l'Italia, ma non è venuta sull'Isola».
Il primo turno delle Amministrative ha regalato al campo largo più gioie che amarezze. Il fronte progressista partiva da tre Comuni amministrati tra i 17 chiamati alle urne col sistema proporzionale, e se ne ritrova cinque: Enna, Marsala, Termini Imerese, Lentini, Floridia. Va poi al ballottaggio, con buone possibilità di vincere, ad Agrigento, Bronte e Ispica. Tre sfide in cui il candidato è espressione di Controcorrente. Se dovesse finire con un cappotto a danno del centrodestra, i rapporti di forza interni al campo largo penderanno ancora di più a favore di La Vardera. «Ben venga - dice Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5s - con Ismaele abbiamo una naturale affinità che vogliamo rinsaldare, insieme determineremo la direzione della coalizione. Nel frattempo anche Controcorrente può cominciare ad accumulare esperienza amministrativa. Quel che conta è che il fronte progressista, con sfaccettature diverse a seconda dei territori, cresce». I pentastellati superano la soglia di sbarramento del 5% a Termini Imerese, dove eleggono Maria Terranova, Ispica, Lentini, Milazzo, Ribera e San Giovanni La Punta. Troppo poco? «Si può fare sempre meglio, ma siamo soddisfatti». Peggio fa Alleanza Verdi e sinistra che riesce a entrare in Consiglio solo a Ispica. Una debolezza sui territori che preoccupa gli alleati in vista delle Regionali.
La resa dei conti è già partita nel Pd, con il deputato regionale Fabio Venezia che chiede espressamente al segretario Barbagallo di «farsi da parte» alla luce dei casi Enna (dove Mirello Crisafulli ha vinto senza simbolo dopo che la segreteria regionale lo aveva proposto ufficialmente come candidato) e Randazzo (dove il candidato Anzalone, vicesindaco uscente dell'amministrazione sciolta per mafia, non riesce a entrare neanche in consiglio comunale). Ma anche i dati di Messina (dove la candidata progressista è lontanissima dagli altri due, ma il Pd chiude all'8,5% passando da due a tre consiglieri) e quelli a macchia di leopardo nel Catanese, contribuiscono ad alimentare le tensioni.
Il segretario tira dritto per ora e ricorda che «civiche escluse, il Pd è il partito più votato a Marsala, Termini Imerese, Floridia e Lentini» e torna a portare consiglieri «a Marsala dopo 5 anni e ad Agrigento dopo 15». Ma sul tavolo della segreteria nazionale ci sarebbe proprio la gestione di questi casi spinosi, motivo che avrebbe tenuto lontano Schlein dalla Sicilia durante la campagna elettorale.
Tra due settimane, archiviati i ballottaggi, si inizierà a parlare di Regionali, di programmi, di perimetro della coalizione (con l'allargamento a Cateno De Luca che rimane argomento divisivo nel campo largo) e di candidato governatore. Su quest'ultimo punto, Barbagallo fissa metodo e orizzonte: «L'autunno mi pare un buon periodo per le primarie».
