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La maggioranza alla resa dei conti: Lega e Mpa litigano e persino Forza Italia sdogana il voto anticipato

Il deputato regionale azzurro Tomarchio: «Parola agli elettori». Micciché: «Manca un leader». Lite tra autonomisti e Lega sui casi Enna e Agrigento

27 Maggio 2026, 07:00

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Assessori più “poveri” dei deputati supplenti: all’Ars il centrodestra lavora già al ritocchino

«Forse dovremmo ridare la parola agli elettori». Alla fine, l’ipotesi è attecchita anche in Forza Italia. Una conclusione, quella del deputato regionale Salvo Tomarchio, che sorprende, ma fino a un certo punto. Le elezioni amministrative, infatti, hanno buttato giù l'ultimo paravento. La maggioranza che si è data appuntamento a dopo le elezioni per un confronto, sarà ancora più divisa, ancora più nervosa, di quella che si era spaccata all’Ars. Quando già il capogruppo di Fratelli d'Italia, Giorgio Assenza, ammoniva: «Ritroviamo la dignità, o andiamo tutti a casa».

Da allora a oggi, come detto, si sono messi di mezzo i risultati, i numeri. Le divisioni ad Agrigento hanno rischiato di portare il candidato di Controcorrente, Michele Sodano, in carrozza verso la poltrona di primo cittadino. A Enna si è perso, a Messina altre divisioni hanno reso il centrodestra mai competitivo. Sconfitta anche a Marsala, nel Comune più popoloso e, in sintesi, nei Comuni in cui si è votato col proporzionale, il centrodestra è passato da dieci a sei sindaci.

E così, ecco lo sfogo del deputato forzista: «In questi anni – ha lamentato Tomarchio - si è lavorato tanto, si è prodotto molto, eppure litigi e scandali continuano a offuscare i risultati. Forse in Sicilia dovremmo ridare subito la parola agli elettori, mettendo fine – ha aggiunto - a questo logoramento e facendoci giudicare dai cittadini. Continuando così, il referendum ieri, e le amministrative nei grandi centri oggi, rischiano di essere un pericoloso campanello d’allarme». Allarme da non sottovalutare, anche perché arriva da un esponente che nelle scorse settimane è apparso tra i più vicini al presidente della Regione Renato Schifani, come emerge anche dalle sfumature della nota, in cui riconosce i risultati ottenuti dall'esecutivo.

Di amministrative «che devono riportarci con i piedi per terra», intanto, parla anche l'europarlamentare Marco Falcone che punta il dito contro «letture parziali, miopie e personalismi» che avrebbero «lasciato spazio alla crescita degli avversari».

Prese di posizione delle quali ha dovuto prendere atto anche il commissario di Forza Italia, Nino Minardo, che, nei giorni scorsi, aveva bollato come «fantasiose ricostruzioni giornalistiche» anche i resoconti de La Sicilia, a cominciare dagli sfoghi del gruppo parlamentare in occasione del recente vertice a Enna. Così, la guida del partito nell’isola, adesso deve ammettere che «serve cambiare passo: servono più coalizione, più strategia, più investimento sulla classe dirigente». Minardo cita alcune esperienze positive nel resto d’Italia e invita ad avere più coraggio «anche in Sicilia». E ancora: «Occorre più coordinamento politico, più capacità di tradurre il lavoro fatto in risultati percepiti dai cittadini e maggiore rapidità nelle scelte». Infine, Minardo ha spiegato di essere già «in contatto con i segretari e i responsabili regionali dei partiti del centrodestra per vederci nei prossimi giorni e fare il punto».

Ma l'incontro rischia di trasformarsi in uno psicodramma di accuse incrociate. Promette maltempo, ad esempio, l'Mpa di Raffaele Lombardo che attacca Lega e Dc su Agrigento ed Enna: «Arduo, oggi, immaginare un sereno confronto al tavolo regionale di maggioranza con chi ha operato per frantumare la coalizione». Dichiarazioni alle quali hanno presto fatto seguito quelle della Lega: «Chi in queste ora sta provando ad alzare la tensione - si legge nella nota - non è certamente amico del centrodestra, e d’altronde la storia dei ribaltoni e di chi in qualche comune governa con il M5S certamente non appartiene a noi. La Lega - prosegue - ha sempre lavorato nell’interesse dei siciliani e della coalizione e proprio per questo pretendiamo rispetto, soprattutto dagli alleati».

Clima rovente, al quale contribuisce anche Gianfranco Micciché: «Mentre a livello nazionale – dice - il centrodestra continua a dimostrare solidità e capacità di vittoria, in Sicilia la coalizione attraversa una crisi profonda che non può più essere sottovalutata. In troppi Comuni il centrodestra si è presentato diviso, frammentato e incapace di costruire candidature condivise. Una situazione che evidenzia – prosegue - una totale mancanza di gestione politica della coalizione e l’assenza di una leadership autorevole capace di tenere insieme partiti». Una stoccata che sembra indirizzata al governatore, condita da un allarme rosso: «Se non si correrà immediatamente ai ripari – dice Micciché - il rischio concreto è quello di compromettere già da oggi le prossime elezioni regionali siciliane».

Così, adesso i problemi sono tesi tra il presente e il futuro: «Non vendo la vecchia casa, prima di avere comprato la nuova», è la metafora usata dal coordinatore regionale di Fdi, Luca Sbardella, che a proposito dell'ipotesi elezioni anticipate spiega: «Anticipare i tempi prima di ritrovare l'unità e un candidato, che potrebbe essere lo stesso Schifani, ovviamente, non ha alcun senso. Di sicuro, la mancata unità alle amministrative è un brutto segnale. Se dobbiamo arrivare a fine legislatura? Direi di sì, ma non a tutti i costi. Cioè solo a patto che si riesca a governare, che non siano altri a farlo al posto nostro».

Preoccupazioni confermate dalla collega di partito e deputata nazionale Carolina Varchi: «Il centrodestra non convince – dice quando costruisce strane alleanze e inventa candidature a pochi mesi dal voto, perché anche il più autorevole e credibile dei candidati viene percepito come alchimia di segreteria se piomba sulla scena a ridosso del voto». Secondo Varchi, comunque, è «inutile cercare oggi capri espiatori. Il centrodestra siciliano deve abbandonare le tendenze autolesioniste». Ma il clima è ormai rovente. E il faccia a faccia molto vicino. «Arduo, oggi, immaginare un sereno confronto», pronosticano gli uomini di Lombardo. E non sono i soli.