ballottaggio
Ad Agrigento frattura insanabile nel centrodestra, c’è chi tifa per il campo largo
Dc e Lega non appoggeranno l’altro candidato di coalizione. «Meglio mandare in pensione qualcuno»
Agrigento. È un’innocente evasione. Come quella cantata da Lucio Battisti: una sensazione di leggera follia. Eppure qualcuno («c’è già nell’aria qualcuno») tra le macerie di un centrodestra lacerato che non smette di litigare nemmeno – o forse soprattutto – dopo aver perso una partita che a tavolino sembrava vinta, trova spazio per pensare che forse, ad Agrigento, l’affermazione del candidato di Controcorrente e campo largo, Michele Sodano, al ballottaggio potrebbe riequilibrare il potere politico locale e mettere in “pensione” qualche nemico, magari se si chiama Roberto Di Mauro.
Così, più ore passano dalla “batosta”, più sembra consolidarsi l’ipotesi che no, Lega e Dc, che a questo turno sostenevano il candidato Luigi Gentile, non convergeranno sul frontman di Forza Italia, Udc, Mpa e Fratelli d’Italia, cioè Dino Alonge.
Non che dagli autonomisti arrivino segnali di distensione. Anzi. «Ad Agrigento - dice il coordinamento Mpa-Grande Sicilia in una nota -, una vittoria sicura è stata compromessa dalla scelta della Lega di sostenere una candidatura, ferma al 14%, nonostante la leale apertura del candidato Dino Alonge. Arduo, oggi, immaginare un sereno confronto al tavolo regionale di maggioranza con chi ha operato per frantumare la coalizione».
Parole alle quali la Democrazia Cristiana ha risposto con forza attraverso l’ex sindaco di Agrigento Marco Zambuto, tra gli artefici della fusione a caldo in corso con la Lega, scavano ancora maggiormente un solco tra i due schieramenti. «Siamo molto soddisfatti per il risultato importante della lista della Dc – commenta Zambuto -. È giusto chiarire che non siamo noi ad aver rotto la coalizione di centrodestra, anzi. C’è stato chi ha posto dei veti nei nostri confronti, tentando di farci fuori dal tavolo. Noi e la Lega avevamo chiesto che venisse fatta un’analisi critica oggettiva su cinque anni di amministrazione fallimentare, la stessa che ha gestito in modo tragico Agrigento 2025. Si è preferita l’arroganza e la prepotenza alla democrazia con risultati che sono sotto gli occhi di tutti: la città ha votato in un’altra direzione».
Una guerra di nervi che nessuno ha intenzione di pacificare. A pesare su quanto accaduto ad Agrigento, secondo la Dc, sarebbe stata la decisione del Mpa di puntare sostanzialmente su una continuità con il sindaco uscente Franco Micciché, per quanto Alonge abbia sempre sostenuto che la città necessitava un cambio di passo, pur schierando la maggioranza uscente e tutta la giunta in carica.
Così, chiarito che se si va al voto divisi non si vince (per quanto ad Agrigento il voto disgiunto abbia premiato Sodano facendogli arrivare oltre 7mila voti di lista provenienti dal centrodestra) a qualcuno non resterà altro da fare che non schierarsi al ballottaggio. Nessuna azione formalmente in favore del centrosinistra, ovviamente: basterà fare il morto per restare a galla, mentre si guardano i fratelli coltelli perdere contro l’odiato nemico La Vardera, consegnando la città alla «rivoluzione gentile», così l’ha ribattezzata, dell’ex deputato del Movimento 5 Stelle, e assegnando all’ex Iena il primo capoluogo di provincia della sua marcia su Palermo.
Se non è un inizio di campagna elettorale per le Regionali questo, what else?