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Il caso

"Non so cosa ci sia peggio degli ebrei": lo scandalo delle chat di FdI finisce in Parlamento

Le conversazioni shock dei dirigenti trentini scuotono Montecitorio. Donzelli contrattacca: "Autori incompatibili con noi", ma per il Governo è la prova della coerenza

27 Maggio 2026, 17:28

17:30

"Non so cosa ci sia peggio degli ebrei": lo scandalo delle chat di FdI finisce in Parlamento

L’antisemitismo riemerge dalle chat private della politica e scuote i palazzi romani. L’innesco è trentino, ma l’eco ha raggiunto la Camera dei deputati, imponendo un interrogativo cruciale: dove finisce la responsabilità istituzionale e dove inizia il cosiddetto “sfogo privato”?

A rivelare il caso è stata un’inchiesta del quotidiano Domani sui messaggi circolati in un gruppo WhatsApp denominato “Congresso FdI”, composto da 14 partecipanti tra dirigenti e figure dell’area della destra trentina.

A far esplodere la polemica è stata una frase attribuita a Cristian Zanetti, ex consigliere comunale che nel novembre 2025 aveva sfidato l’attuale leader provinciale Francesca Gerosa per la guida del partito: «Non so cosa ci sia peggio degli ebrei».

Non un semplice militante: pur sconfitto, Zanetti aveva raccolto il 32% dei voti, entrando di diritto nel coordinamento provinciale.

Lo stesso Zanetti ha invocato un “intento diffamatorio” e parole “fuori contesto”, mentre Gerosa ha preso le distanze definendo la chat “non ufficiale”. Una linea difensiva che non ha impedito al caso di travalicare i confini locali.

A Montecitorio, esponenti di Pd, M5s e Alleanza Verdi e SinistraDebora Serracchiani, Riccardo Ricciardi e Elisabetta Piccolotti — hanno chiesto un’informativa urgente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

«Avete bollato quelli che scendevano in piazza come antisemiti, invece gli antisemiti ce li avete nel partito», ha accusato Riccardo Ricciardi in Aula.

La replica nazionale di Fratelli d’Italia è stata affidata al responsabile dell’organizzazione, Giovanni Donzelli, che ha preso le distanze dai contenuti, annunciato verifiche interne, dichiarato l’incompatibilità degli autori di simili affermazioni con FdI e, al contempo, accusato la sinistra di strumentalizzare la vicenda.

Resta però il nodo politico: il paradosso di una forza di governo che da un lato rivendica fermezza contro l’odio — con il ddl sull’antisemitismo approvato in prima lettura al Senato il 4 marzo 2026 — e dall’altro deve fare i conti con la bonifica delle proprie “aree grigie”.

Il caso si inserisce in un quadro sociale allarmante. Secondo il Rapporto antisemitismo 2025 della Fondazione CDEC, nell’ultimo anno in Italia si sono registrati 963 episodi antisemiti, con un aumento del 400% rispetto al 2022; oltre il 66% è avvenuto online.

In un contesto simile, il confine tra chat “private” e spazio pubblico si assottiglia fino a scomparire: le parole di chi ambisce a governare non sono mai davvero private.