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INFRASTRUTTURE E POLITICA

Porti siciliani, bufera sulla possibile sostituzione di Di Sarcina. Il sospetto di D’Agostino: «Conta la tessera, non il merito»

Perché il presidente dell'Autorità portuale siciliana è diventato un caso politico: il restroscena

28 Maggio 2026, 09:30

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Porti siciliani, bufera sulla possibile sostituzione di Di Sarcina.  Il sospetto di D’Agostino: «Conta la tessera, non il merito»

“Perché la Sicilia rinuncia all’ottimo Di Sarcina?”. È una domanda netta, destinata ad alimentare il dibattito politico e istituzionale attorno al futuro dell’Autorità Portuale della Sicilia Orientale. A porla è Nicola D’Agostino, deputato regionale di Forza Italia, che interviene pubblicamente per difendere il lavoro svolto da Francesco Di Sarcina alla guida dei porti di Catania e Siracusa.

Secondo D’Agostino, Di Sarcina rappresenta uno di quei rari esempi di manager pubblico capace di coniugare “efficienza, onestà, trasparenza e visione strategica”. Un dirigente arrivato anni fa “dal profondo Nord Italia”, ricorda l’esponente forzista, grazie a “scelte neppure misteriose ed insondabili: un papa straniero scelto con indipendenza dalla classe politica del tempo”.

Nel suo intervento, D’Agostino ripercorre i risultati ottenuti durante la gestione dell’attuale presidente dell’Autorità Portuale, sottolineando come abbia “rilanciato i porti della Sicilia Orientale” attraverso “visione, tenacia e pragmatismo”.

“I conti sono a posto, i piani di sviluppo pronti per essere attuati, ci sono anche i finanziamenti necessari per non derubricare le future speranze a vane attese”, afferma il deputato regionale, rivendicando la solidità amministrativa costruita negli anni da Di Sarcina.

Tra i passaggi più significativi richiamati da D’Agostino c’è l’approvazione del Piano Regolatore del porto di Catania, considerato per lungo tempo un obiettivo quasi irraggiungibile. “È riuscito, con la sorpresa di tutti e la delusione di alcune forze politiche ed economiche conservatrici e clientelari, ad approvare il Piano Regolatore del porto di Catania, con l’assenso anche del Consiglio Comunale”, sottolinea.

Per l’esponente di Forza Italia, si è trattato di “un miracolo” amministrativo e politico, che però avrebbe inevitabilmente provocato malumori in determinati ambienti. “Ha fatto storcere il naso a chi ha la necessità di arraffare, speculare, considerare il bene pubblico come una proprietà privata”, accusa D’Agostino.

Da qui nasce il timore che la possibile sostituzione di Di Sarcina possa essere il frutto non di valutazioni tecniche, ma di logiche esclusivamente politiche. “Eppure adesso deve essere sacrificato sull’altare dei rituali compromessi della politica, dove il merito conta poco, e ancora meno la riconoscenza di un territorio verso un manager che ha avuto la determinazione di tenere la barra dritta e non consentire incursioni e invasioni di campo”, afferma.

Nel suo intervento, D’Agostino fa riferimento anche alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane sulla possibile nomina di un nuovo manager locale. “Si dice debba sostituirlo un manager locale, affidabile e con la giusta tessera di partito, magari anche bravo — e a questo punto speriamo perlomeno catanese — ma non è questo il punto”, osserva.

La questione centrale, insiste il deputato regionale, resta un’altra: “Perché non Di Sarcina?”. E ancora: “Perché non permette a nessuno di avvicinarsi agli interessi sensibili? Perché non è stato ‘affidabile’ a sufficienza?”.

D’Agostino precisa di non voler sostenere il principio dell’insostituibilità degli incarichi pubblici. “Nessuno è insostituibile, ed anzi è proprio una caratteristica della democrazia incoraggiare rotazioni per gli incarichi pubblici di rilievo”, riconosce. Ma aggiunge subito che il criterio dovrebbe essere quello della qualità delle competenze: “Nella logica di trovare di meglio e magari con curriculum di alto livello, laddove le competenze manageriali per le specifiche mansioni richieste rilevino più delle amicizie personali, più delle tessere di partito, più degli interessi economici di tanti che non vedono l’ora di avere ‘uno giusto e a disposizione’”.

Infine, l’affondo politico conclusivo. “Come troppo spesso accade di questi tempi, purtroppo l’esempio che si trasmette alla società è la scelta di un metodo incomprensibile e carente di visione”, conclude Nicola D’Agostino.