il caso
Sotto scorta e licenziato da Libero: il paradosso di Mario Sechi
L'ormai ex direttore paga i litigi sull'autonomia editoriale con la famiglia Angelucci. Dietro il valzer delle poltrone, l'irritazione di Giorgia Meloni per una "destra spelacchiata". Al suo posto Sallusti? Un tweet per annunciare l'addio
Un tweet all’alba per annunciare il divorzio, o meglio, il licenziamento. Mario Sechi non è più il direttore di Libero e a renderlo noto è stato lui stesso con un messaggio asciutto ma carico di accuse, pubblicato su X (l’ex Twitter): “Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti”.
Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti.
— Mario Sechi (@masechi) May 28, 2026
Una tempistica delicata, che alimenta un addio in realtà maturato da tempo nei corridoi della redazione. Da circa due settimane, infatti, al giornalista era stata assegnata la tutela della Questura di Milano per minacce da lui definite “serie, concrete, dirette”.
Nel mirino dell’area anarco-antagonista erano finiti i suoi editoriali sulla vicenda di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici morti a Roma il 20 marzo scorso per l’esplosione accidentale dell’ordigno che stavano, presumibilmente, confezionando.
Dietro la defenestrazione di Sechi, approdato alla direzione nel 2023 dopo l’incarico di portavoce a Palazzo Chigi per Giorgia Meloni, ci sarebbe però ben altro.
I retroscena raccontano di una lite furibonda tra il giornalista e l’editore Angelucci, scaturita dalla difesa dell’autonomia del direttore e dalle sue scelte di linea, culminate in un “no” pesante che avrebbe fatto traboccare il vaso. A inasprire il clima, anche fastidi collaterali: tra questi, l’insofferenza dell’editore per il presidente della Federtennis Binaghi, ritenuto colpevole di investire sul concorrente La Stampa.
Il disegno della famiglia Angelucci appare ormai tracciato: riportare al timone di Libero Alessandro Sallusti, predecessore di Sechi, che in precedenza era stato dirottato alla guida de Il Giornale. Una mossa che rientra nel noto “destino dei direttori” delle testate di area (Libero, Giornale e Tempo): un valzer continuo in cui i direttori vengono chiamati, sostituiti e poi richiamati.
La partita, tuttavia, non è soltanto editoriale. In gioco ci sono i delicati equilibri con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i rapporti con l’esecutivo e le dinamiche interne alla destra. Il “caso Sechi” non viene letto come un semplice incidente, ma come il sintomo di una “destra spelacchiata”, in cui litigi, gelosie di nuovi rampolli e pressioni politiche finiscono per irritare lo stesso governo, trasformando i quotidiani in un salotto privato e calpestandone le logiche giornalistiche.