politica & veleni
Resa dei conti nel centrodestra ad Agrigento, Mpa-Grande Sicilia rompe il silenzio: "Basta ricatti e teatrini, ora ci si gioca anche il Governo regionale"
Il coordinamento del movimento autonomista firma un durissimo atto d'accusa contro gli alleati: "Sulle comunali troppi distinguo e veti assurdi sui candidati. Si metta da parte l'ipocrisia per fermare l'avanzata di Sodano e La Vardera".
Il termometro politico nella città dei templi segna temperature da pieno deserto a pochissimi giorni dal ballottaggio decisivo del 7 e 8 giugno 2026. A incendiare un clima già surriscaldato da apparentamenti e veleni incrociati ci pensa il coordinamento regionale di Mpa-Grande Sicilia, che ha diffuso una nota al vetriolo destinata a scuotere dalle fondamenta i palazzi della politica, non solo agrigentina ma anche palermitana. Un comunicato secco, privo di diplomazia, che mette a nudo le profonde spaccature, i tatticismi e le ipocrisie che stanno logorando la coalizione di centrodestra attorno alla candidatura a sindaco dell'avvocato Dino Alonge.
L'atto d'accusa: "Cercate capri espiatori?"
I vertici degli autonomisti esordiscono smontando le ultime uscite pubbliche dei partner di coalizione, giudicate ambigue e destabilizzanti: «Sulle elezioni comunali di Agrigento stiamo leggendo comunicati e interviste che lasciano più interrogativi che risposte. Non è chiaro a cosa siano finalizzati: a individuare capri espiatori? A prendere le distanze da responsabilità che appartengono a tutti? A mettere le mani avanti in vista del 7 e 8 giugno?».
Ma l'affondo si fa ancora più tagliente quando la nota prende di mira le repentine giravolte strategiche di alcuni partiti alleati, capaci di riabilitare vecchi avversari pur di posizionarsi nel post-voto: «O, ancora, si punta a riabilitare oggi ciò che ieri si è denigrato, arrivando perfino a elogiare Franco Miccichè dopo averlo pubblicamente sminuito?».
Il movimento ricostruisce poi le tappe del cortocircuito che ha portato alla frammentazione del voto moderato al primo turno, ricordando la generosità – rimasta isolata – del proprio candidato di punta. «È noto che, appena designato, Dino Alonge ha aperto con grande disponibilità all’intero centrodestra, senza esclusioni», mette a verbale il coordinamento regionale, individuando una precisa responsabilità politica nella spaccatura interna: «È altrettanto evidente che la candidatura di Luigi Gentile ha rappresentato un “no” a quella apertura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti».
Il retroscena: "Una roulette che ha logorato la credibilità"
Mpa-Grande Sicilia alza poi il velo sui lunghi mesi di trattative sotterranee, veti incrociati e bocciature preventive che hanno preceduto la scelta del candidato sindaco, descrivendo un teatrino politico che ha rischiato di ridicolizzare la coalizione: «Non possiamo fingere di dimenticare la lunga sequenza di nomi proposti e poi scartati: troppo adulti, troppo giovani, troppo iscritti o troppo poco iscritti, “non conviene”, “non abbiamo la classe dirigente”. Una sorta di roulette che ha logorato credibilità e compattezza».
Nonostante i gravi errori di percorso, secondo gli autonomisti non è più il tempo dei processi interni o delle ritirate strategiche, soprattutto di fronte al rischio di consegnare Agrigento agli storici rivali del centrosinistra e dei movimenti civici. «Eppure, si continua a sostenere che il centrodestra rappresenti il 70% degli agrigentini e che sarebbe inaccettabile consegnare la guida della città ai Sodano o ai La Vardera a pochi mesi da elezioni di ben più ampia rilevanza politica», incalza la nota. Per l'Mpa la linea di confine è tracciata: «Se davvero si crede in questa responsabilità, allora questo è il momento di impegnarsi, di metterci la faccia, non di moltiplicare parole e distinguo», stringendosi attorno al proprio leader: «Accanto a un uomo, Dino Alonge, di cui tutti riconoscono signorilità, equilibrio e valore umano e politico».
L'effetto domino su Palermo
La chiusura del documento sposta l'asse del discorso ben oltre i confini comunali di Agrigento, suonando come un avvertimento pesantissimo indirizzato direttamente alle segreterie regionali e al presidente della Regione Siciliana. Il destino di Agrigento è indissolubilmente legato alla stabilità dei patti di governo.
«Non sfugge a nessuno che il centrodestra, ad Agrigento, non si gioca soltanto la sindacatura di una città dal prestigio storico e culturale impareggiabile, prima ancora che economico e sociale», conclude con solennità il coordinamento di Mpa-Grande Sicilia, lanciando l'ultimo decisivo monito: «Il centrodestra si gioca molto di più: la propria tenuta, la propria credibilità e, grandemente, la stabilità stessa del Governo regionale». Ora la parola passa alle urne del 7 e 8 giugno, ma i cocci interni difficilmente si ricomporranno senza scossoni.
