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il dibattito

Listini bloccati, niente preferenze e diktat sul premier: il governo tira dritto, scoppia la bagarre

Maggioranza pronta ad andare avanti da sola per archiviare il Rosatellum. Conte attacca duramente: "Così allontanano gli eletti dagli elettori"

28 Maggio 2026, 21:34

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Listini bloccati, niente preferenze e diktat sul premier: il governo tira dritto, scoppia la bagarre

Il centrodestra non intende rallentare sulla nuova legge elettorale: obiettivo dichiarato, compatibilmente con l’agenda dei decreti, è ottenere il via libera del Senato prima della pausa estiva, subito dopo l’approdo in Aula a Montecitorio fissato per il 26 giugno. Una tabella di marcia serrata che sta incendiando il confronto politico, irrigidendo la contrapposizione tra maggioranza e opposizioni.

Un segnale eloquente della volontà di accelerare è arrivato la scorsa settimana a Palazzo Madama. Nel corso di un pranzo, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha sondato i capigruppo di maggioranza e minoranza per raccogliere eventuali richieste di modifica al testo, offrendosi di farsene “ambasciatore” già durante l’esame alla Camera.

La proposta, però, si è scontrata con la freddezza delle opposizioni: per Peppe De Cristofaro (Avs) “non è accettabile che il confronto si esaurisca alla Camera”. Il fronte contrario alla riforma è compatto. Giuseppe Conte, leader del M5S, accusa la maggioranza di volersi “acconciare” una legge per “perpetuare il potere”, denunciando i listini bloccati che “allontanano ancora di più gli eletti dagli elettori”.

Sulla stessa linea Dario Franceschini (Pd), che definisce il provvedimento “una legge fatta su misura”, da approvare “da soli e in fretta”, e promette una ferma opposizione.

A inasprire ulteriormente il clima è la cosiddetta clausola di chiusura: le liste che non indicheranno un candidato premier non saranno ammesse alle elezioni. Una misura che costringerebbe il cosiddetto “campo largo” a primarie anticipate.

Per Angelo Bonelli (Avs) si tratta di “un blitz contro la Costituzione”, poiché in una Repubblica parlamentare spetta al Capo dello Stato conferire l’incarico di governo.

Riccardo Magi (+Europa) rilancia invece l’idea di un ritorno al maggioritario, il Mattarellum, come unica vera garanzia di stabilità. Sul versante opposto, il centrodestra respinge le critiche e accusa le minoranze di ostruzionismo. “È giusto scrivere regole chiare che permettano a chi vince di governare”, replica Stefano Benigni (Forza Italia).

La maggioranza è pronta a procedere anche in solitaria, senza escludere la fiducia al Senato per blindare il testo. L’urgenza impressa al percorso legislativo ha acceso l’allarme di Filiberto Zaratti (Avs), che ipotizza la volontà del governo di portare il Paese al voto già a ottobre per evitare l’attuale Rosatellum.

Smentisce seccamente Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI: la legge si fa per le elezioni del 2027. “So che qualcuno fa finta di sperarci, ma in realtà anche le opposizioni hanno il terrore di tornare alle urne”, taglia corto Donzelli, assicurando che la riforma è concepita “per il bene degli italiani e non per interesse di partito”.