il caso
Ucraina nell'UE, governo spaccato (in tre posizioni diverse)
Tajani guarda ai negoziati di giugno, ma la Lega dice no. L'avvertimento di FdI: "Entrare in guerra significa allargare il conflitto a tutta l'Europa"
Il vertice informale dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea, il cosiddetto Gymnich, in corso a Cipro, si profila come uno snodo decisivo non solo per il futuro del progetto comunitario, ma anche per gli equilibri interni del governo italiano.
Al centro dei lavori c’è la delicata tabella di marcia per l’ingresso dell’Ucraina nell’UE, un dossier che sta facendo emergere le diverse sensibilità all’interno della maggioranza. Da un lato, il vicepremier e ministro degli Esteri, nonché segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ribadisce che «il governo è favorevole all’adesione» e conferma il sostegno di Roma all’apertura dei tavoli negoziali per capitoli, in vista del Consiglio Affari Generali del 16 giugno. Tajani, tuttavia, richiama due condizioni dirimenti: la necessità per Kiev di estirpare la corruzione attraverso riforme strutturali e l’obbligo, per l’Europa, di non relegare ai margini la prioritaria integrazione dei Balcani occidentali.
Di segno opposto la posizione della Lega, che in una nota si dichiara «assolutamente contraria» in questa fase all’accesso di Kiev nell’Unione. A tentare una sintesi è Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia, che richiama le norme dei trattati: «Un ingresso dell’Ucraina in Unione Europea in questo momento, non in una condizione di raggiunta pace con la Russia, vorrebbe dire estendere la guerra a tutta l’Europa». Per FdI, la contrarietà leghista è dunque comprensibile fino al raggiungimento di un cessate il fuoco stabile, momento dal quale diverrebbe praticabile l’impostazione di apertura indicata da Tajani.
Le divergenze nella maggioranza accendono le opposizioni. Italia Viva definisce l’esecutivo un «governo del caos». Il leader del M5S, Giuseppe Conte, respinge l’ingresso immediato, ritenendo assenti le condizioni, e propone per Kiev uno statuto da «partner privilegiato».
Mentre l’Italia discute, a Bruxelles prevale l’intenzione di accelerare. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, sottolinea il contributo che l’Ucraina apporterebbe in materia di sicurezza e difesa, pur ricordando che simili processi richiedono tempo. Sul tavolo emergono ipotesi alternative: da un lato l’opzione “light” evocata dal tedesco Friedrich Merz, che trasformerebbe Kiev in un «Paese associato»; dall’altro l’apertura della nuova Ungheria guidata dal premier Peter Magyar. In netta discontinuità con Viktor Orban, Magyar si dice possibilista sull’avvio del primo capitolo negoziale, subordinandolo però a un’intesa sui diritti delle minoranze ungheresi in Transcarpazia.
Resta invece esclusa l’idea di nominare un negoziatore europeo per la Russia. Kallas la definisce una «trappola in cui la Russia vuole farci cadere», ribadendo che l’UE «sta dalla parte di Kiev» e non assumerà mai il ruolo di mediatore neutrale. Una linea in sintonia con Tajani, secondo cui l’eventuale figura di dialogo «lo scegliamo noi, certamente non lo decide Putin».
Accanto al dossier ucraino, il Gymnich di Cipro ha dedicato ampio spazio anche alla crisi in Medio Oriente, con la partecipazione dei ministri degli Esteri di India e Arabia Saudita, condividendo la preoccupazione per l’allungarsi dei tempi di una soluzione al conflitto.