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La maggioranza

Regione, l'Mpa evoca la crisi e minaccia la tenuta del governo. Mulè: «Se il centrodestra perde tempo, perde»

Autonomisti duri sull'assessore all'Agricoltura Luca Sammartino e sui risultati di Agrigento. La Dc: «Un ricatto». Schifani esorcizza il voto anticipato

29 Maggio 2026, 10:19

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mulè

«Laddove il centrodestra perde tempo nella scelta dei candidati, perde». Così, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha commentato i risultati delle elezioni amministrative in Sicilia. Ma a chi gli chiede se lo stesso errore vada evitato nella scelta del candidato alla presidenza della Regione, preferisce rispondere con un sorriso. Intanto, il presidente della Regione Renato Schifani sgonfia il “ballon d'essai” (così l'ha chiamato) delle elezioni anticipate: «Arriveremo alla fine della legislatura», assicura. Peccato che poco dopo, siano proprio gli alleati di governo a metterlo in dubbio. L'Mpa di Raffaele Lombardo, in particolare, che tornando sul caso Agrigento ha minacciato che l'esito influirà sulla stessa tenuta del governo. Una posizione che ha innescato la replica della Dc: «È un ricatto».

Il mare non è affatto calmo, insomma all'interno della coalizione. Le Comunali hanno lasciato strascichi tra alleati e anche il preventivato vertice di maggioranza rischia di diventare una vera e propria resa dei conti. Un clima incandescente, emerso in modo chiaro da un botta e risposta tra Mpa e l'asse Lega-Dc che invece di spegnersi, sale ancora di tono. Con una nota del coordinamento, gli autonomisti hanno analizzato il risultato di Agrigento, auspicato l'unità della coalizione («è il momento di metterci la faccia»), ma proprio nelle ultime righe hanno lanciato un avvertimento chiarissimo: «Non sfugge a nessuno che il centrodestra, ad Agrigento, non si gioca soltanto la sindacatura di una città dal prestigio storico e culturale impareggiabile… Il centrodestra si gioca molto di più: la propria tenuta, la propria credibilità e, grandemente, la stabilità stessa del governo regionale».

Un avviso politico al quale ha risposto l'esponente agrigentino della Dc, Marco Zambuto: «Il richiamo all'unità appare alquanto peloso, soprattutto se è seguito da un sottinteso ricatto. La responsabilità politica del disastro che si è realizzata ad Agrigento ha un nome e un cognome ed è Roberto Di Mauro, il quale ha avuto la responsabilità del governo, o per meglio dire del malgoverno, degli ultimi cinque anni della città e ha avuto anche l'arroganza di porre veti prima sulla Lega e la Dc in fase di campagna elettorale e poi solo sulla Dc. Stia sereno, il sette e l'otto giugno - conclude Zambuto - il risultato sarà interamente suo e nessuno gli vuole togliere questo privilegio». Una stilettata che suona come un augurio di sconfitta.

Nel frattempo, ieri la guerra Mpa-Lega ha investito anche l'assessorato all'Agricoltura guidato da Luca Sammartino. Il deputato regionale Giuseppe Lombardo, infatti, ha attaccato l'assessore per la gestione di un bando destinato agli agricoltori: «Di fatto esclude a monte la stragrande maggioranza delle aziende agricole siciliane, che sono di piccole e medie dimensioni, privilegiando la grande impresa agricola e soprattutto commerciale». Un gesto che, se ce ne fosse ancora bisogno, è rilevatore dei malumori interni.

Insomma, per il governatore non sarà così semplice tenere a bada i “soci della maggioranza”. Anche perché le ultime elezioni hanno definitivamente fatto deflagrare i rapporti. Uno scenario prevedibile, secondo il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno: «Direi che ero stato profetico, a dicembre, quando venivo criticato rispetto al messaggio che mandai in una chat riservata di capigruppo. Non so cosa si farà adesso - ha aggiunto - so solo che centrodestra dovrà fare delle riflessioni, anche se secondo me bisognerebbe fare azioni più che riflessioni». Il riferimento di Galvagno riguarda un messaggio inviato su WhatsApp ai colleghi della maggioranza, alla fine dell'anno scorso in cui si parlava di «mancanza di fiducia» e «quasi odio» all'interno della maggioranza.

E le elezioni amministrative hanno fatto da detonatore: «Quando si perde parzialmente non va mai bene, quindi c'è sicuramente qualcosa che non è stato fatto per come doveva essere fatto. È evidente - ha spiegato Mulè - che, laddove questo centrodestra non è unito e non è compatto, perde, e laddove perde tempo nella scelta dei candidati perde. Queste però sono cose che abbiamo già provato sulla nostra pelle e che proviamo oggi in Sicilia. Questa è una Regione straordinariamente importante per potersi consentire degli errori, quindi ciò che è stato sbagliato non deve essere ripetuto. Occorre che si faccia di necessità virtù e che si mettano insieme i cocci per ripartire più forti di prima».

Sul suo ruolo, Mulè glissa: «Io non avanzo candidature, non le chiedo - ha spiegato - l'ho sempre detto, sono siciliano, sono eletto in Sicilia, amo questo posto più della vita. Quello che ho sempre detto, senza dare fastidio a nessuno e che sono qui, quello che vogliono che io faccia farò». E le elezioni anticipate? Per Mulè «sarebbero una mancanza di rispetto per chi governa. Loro sanno quali sono le cose più giuste da fare per la Sicilia e prenderanno le dovute decisioni. Intanto c'è un governo, una maggioranza, ci sono certamente, alla luce del sole, delle discrasie all'interno di questa maggioranza e per non sbagliare bisogna agire tutti con grande umiltà e serenità».

Ma sul tema è tornato il presidente Schifani: «Il voto anticipato si realizza in due casi: in caso di dimissioni del presidente della Regione che, nel mio caso, non accadrà mai, o per la sfiducia della maggioranza. L'ultima volta la mozione di sfiducia all'Ars è stata respinta con 41 voti contrari e 26 a favore. Questi sono i numeri. Quello del voto anticipato - ha concluso - mi sembra un ballon d'essai che sta diventando stucchevole». Parole che arrivano poco prima che l'Mpa mettesse in discussione la tenuta del governo. E che la Dc parlasse degli alleati come dei ricattatori.