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Ballottaggio Agrigento, Di Rosa si ritira: "Troppi veleni e attacchi personali, alzo bandiera bianca"

L'ex vicesindaco designato ritira l'appoggio a Dino Alonge dopo uno scontro verbale in Municipio con Michele Sodano: "Si tenta di distruggere l'uomo pur di vincere politicamente, questo modo di fare mi disgusta"

29 Maggio 2026, 14:22

Giuseppe Di Rosa

Giuseppe Di Rosa

Un dietrofront clamoroso, consumato tra i corridoi del palazzo di città nel giorno più caldo della vigilia elettorale. A sole ventiquattro ore dal patto di pacificazione che lo aveva inserito nella squadra di Dino Alonge con i gradi di vicesindaco designato, Giuseppe Di Rosa sbatte la porta e si ritira dalla corsa per il ballottaggio. Lo fa con una nota durissima che squarcia il velo sulla tensione psicologica di questa campagna elettorale, trasformando un adempimento burocratico in un ring.

Lo sfogo: «Città troppo avvelenata»

«Devo prendere atto che Agrigento è diventata una città troppo avvelenata. Troppi odi. Troppi veleni. Troppi attacchi personali. Troppa cattiveria umana», esordisce Di Rosa senza giri di parole. L'esponente autonomo fotografa il degrado del dibattito locale con parole pesanti: «Qui non si combattono più battaglie politiche sui programmi, sulle idee o sulle soluzioni ai problemi della città. Qui si tenta di distruggere l’uomo, la persona, la famiglia, pur di vincere politicamente. Per questo motivo comunico il ritiro del mio personale appoggio al candidato sindaco Dino Alonge. Alzo bandiera bianca».

Un addio che non cancella l'orgoglio per il consenso ottenuto al primo turno: «Lo faccio con enorme amarezza, ma anche con la serenità di chi sa di avere dato tutto sé stesso per questa città. Ringrazio dal profondo del cuore i 3546 cittadini che mi hanno votato e sostenuto. In queste elezioni è nato qualcosa che nessuno potrà cancellare: un popolo libero che ha creduto nella possibilità di cambiare davvero Agrigento».

L'accusa a Sodano: «Provocato al Municipio»

La miccia che ha fatto saltare l'accordo sarebbe un accesissimo scontro verbale andato in scena in mattinata con il candidato sindaco di Controcorrente, Michele Sodano, proprio durante le procedure di deposito delle giunte.

«Questa mattina, mentre si consegnavano le liste delle giunte ed i documenti presso il Municipio di Agrigento – accusa Di Rosa nella nota – ho subito ancora una volta un comportamento gravissimo da parte del candidato Michele Sodano che, davanti a numerosi testimoni presenti, ha cercato ripetutamente di provocarmi, insultarmi ed istigarmi nel tentativo evidente di farmi perdere la pazienza e il controllo, così da potermi fare passare dalla parte del torto».

Secondo Di Rosa, l'episodio sarebbe solo la punta dell'iceberg di una strategia precisa: «Un clima tossico e velenoso costruito scientemente per cercare di trascinarmi sul terreno dello scontro umano, della rabbia e della reazione istintiva. Chi mi conosce sa bene che, davanti agli attacchi personali, alle falsità e persino agli attacchi rivolti ai miei affetti familiari, ho sempre cercato di mantenere equilibrio, lucidità e rispetto istituzionale. Ma è evidente che qualcuno sperava esattamente nel contrario. Questo modo di fare politica mi disgusta profondamente».

Il fallimento della pacificazione

Il sogno di una tregua politica si scontra così con la realtà dei numeri e dei rancori. «Avevo sperato di potere contribuire a pacificare questa città dopo anni di guerre, interessi, odio e divisioni», confessa amaramente l'ormai ex vicesindaco designato. «Ma se pacificare significa accettare provocazioni continue, tentativi di delegittimazione personale e attacchi agli affetti familiari per spingere qualcuno a perdere il controllo, allora vuol dire che questa città non vuole essere salvata. Agrigento meritava altro. Io, comunque, ci ho provato fino all’ultimo».

Resta adesso da capire come Dino Alonge colmerà questo vuoto pesante a pochissimi giorni dall'apertura delle urne per il decisivo secondo turno del 7 e 8 giugno.