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il caso

Il caso Barbera: il tesoretto dei 60 milioni, nelle carte la «necessaria attenzione» alla Favorita

Dopo l’input di Schifani, l’assessora Amata provò a salvare i fondi per gli altri impianti. Il fuoco amico di D’Agostino (Fi): «Governo strabico su Palermo». E Messina incalza: «Dimissioni»

03 Giugno 2026, 00:58

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Il caso Barbera: il tesoretto dei 60 milioni, nelle carte la «necessaria attenzione» alla Favorita

Volle, fortissimamente volle, Palazzo d’Orléans, il finanziamento-stralcio sui fondi per l’impiantistica dell’intera regione, di 60 milioni per lo stadio di Palermo. Lo dice il carteggio istruttorio, nello scambio di note con l’assessora regionale al Turismo. Lì si legge, di pugno di Elvira Amata, di «necessaria attenzione» a una richiesta del presidente della Regione Renato Schifani che è tutto - urgente, soprattutto - fuorché eludibile. Di esigenza di «coniugare la grande progettualità destinata ad eventi di respiro internazionale con il sostegno capillare al territorio, salvaguardando la capacità di spesa della Regione e le legittime aspettative degli Enti locali». Cioè il finanziamento, falcidiato oggi da 120 a 40 milioni, per l’impiantistica sportiva regionale per effetto degli stralci rispettivamente di 20 milioni per le strutture ricettive e di 60 per il “Barbera”. Ci ha provato, Amata, a essere salomonica. Salomonica e celere nella risposta, nel sottolineare la forte volontà di Schifani e l’esigenza di tutelare la polpa dello stanziamento per l’impiantistica.

L’assessora di FdI legge la richiesta ufficiale incorporata in una direttiva presidenziale, inviata il 28 aprile, «tesa a riallocare - cita testualmente l’assessore - le risorse verso settori di immediata maturazione progettuale o di rilevanza strategica, quali il potenziamento del comparto turistico-alberghiero e la riqualificazione dello Stadio “Renzo Barbera” di Palermo». E risponde immediatamente, il giorno successivo, all’individuazione, da parte del gabinetto presidenziale, dei soldi che servono a dare un sostanzioso contributo al Comune di Palermo per togliere argilla e mettere invece cemento ai piedi del gigante che sta nascendo, il nuovo stadio candidato a ospitare i campionati europei di calcio 2032. Amata «confida nella condivisione» della propria «proposta di rimodulazione, che contempera l’efficacia della spesa con le esigenze strategiche delle politiche di coesione». Netto il riferimento alla fonte, i Fondi per lo Sviluppo e la Coesione, e al loro spirito. Una circostanza che aveva indotto, una settimana fa, il deputato Manlio Messina ad attaccare frontalmente Schifani. Al netto dei noti livori, la domanda: «Perché non mettere a bando tutte le somme?».

La nota di Amata non è stata l’unica, ma è stata seguita da un’ulteriore missiva il 6 maggio, che contiene una correzione in corsa: nel recepire la richiesta presidenziale, il 29 aprile l’assessore, pur evocando lo stralcio di fondi per le strutture alberghiere ed extralberghiere, rimodula così, per il momento, i famosi 120 milioni di Bruxelles: «50% (euro 60 milioni) da destinare al finanziamento dell’Avviso pubblico per l’impiantistica sportiva regionale, garantendo la copertura dei progetti a più alta cantierabilità; a tal fine si procederà alla formulazione di una graduatoria di merito integrale, atta a consentire lo scorrimento qualora si rendessero disponibili ulteriori risorse finanziarie, al fine di soddisfare il più ampio fabbisogno del territorio; 50% (euro 60 milioni) da destinare alla riprogrammazione richiesta per il supporto alla ristrutturazione dello Stadio “Renzo Barbera”». La partizione cambia dunque pelle una settimana dopo e riduce a 40 milioni la dotazione per l’impiantistica, inserendo «euro 20 milioni per l’incremento della dotazione dell’Avviso pubblico destinato alle agevolazioni per le imprese del settore turistico alberghiero ed extra-alberghiero».

Intanto, torna all’attacco Messina e parte pure il fuoco amico (si fa per dire) del deputato regionale forzista Nicola D’Agostino. «Lo ribadisco - dichiara l’ex meloniano Messina - è incredibile come si possano destinare 60 milioni allo stadio di Palermo togliendoli agli altri comuni. Non è accettabile. Destinare i soldi al Barbera è cosa buona e giusta se questo serve per ottenere uno stadio funzionale agli europei del 2032 ma non possono pagare il prezzo gli altri comuni i cui impianti sono ormai fatiscenti. Schifani fa ancora una volta una scelta scellerata a causa della sua totale inadeguatezza a ricoprire il ruolo di Presidente della Regione. Si dimetta subito!». E D’Agostino sui social: «Mesi fa, il governo regionale destina 120 milioni di euro agli impianti sportivi dei comuni siciliani. Gran valzer di felicitazioni e comunicati, rimanendo in attesa dei bandi. Poi, improvvisamente, si cambia idea e qualcuno decide che di milioni ne basta un terzo, anche se nessun avviso pubblico è stato prodotto e dunque nessuno può conoscere l’aspettativa del territorio. Ma la cosa più incredibile è che la rimodulazione abbia seguito un disegno incomprensibile, destinando 20 milioni all’aumento della dotazione del bando turismo e i 60 milioni rimasti ad un unico comune. Quale? Manco serve dirlo tanto è scontato con questo governo regionale strabico che guarda solo a Palermo».