lo scenario
Da Forza Italia ad Agrigento: è già iniziata l’estate caldissima di Schifani e del governo
Nelle ore in cui scoppia l’inchiesta sul Cefpas, il deputato De Leo lascia il gruppo azzurro. E le amministrative possono dare il via alla crisi
Alla fine, l'incendio è divampato. Forse perché la prevenzione non è stata sufficiente. Forse perché non poteva andare in altro modo. E adesso rischia di non bastare tutta l'acqua che il neo commissario Nino Minardo sta gettando sul partito, fin dal suo insediamento. L'indagine che coinvolge Riccardo Gallo Afflitto e che ripropone l'intreccio non inedito tra Forza Italia e il mondo della sanità, arriva nel giorno in cui un altro esponente azzurro in Sicilia, decide di sbattere le porta e andare via. Alessandro De Leo ha deciso di lasciare Forza Italia e si rincorrono già le voci su un suo possibile salto dall'altra parte della barricata.
Si vedrà. Fatto sta che un pezzo dopo l'altro, tra indagini, liti interne e critiche ai vertici, il partito sta venendo giù. E il governo che si rispecchia nella sua maggioranza, si indebolisce ancora. De Leo, in realtà, era stato eletto nelle liste di Sud chiama Nord, il movimento di Cateno De Luca, per poi salire sul carro di Forza Italia e man mano avvicinarsi alle posizioni più critiche nei confronti dell'ex coordinatore Marcello Caruso, vale a dire all'area che ha fatto capo a Giorgio Mulè, Marco Falcone e del messinese Tommaso Calderone.
E proprio la città sullo Stretto sarebbe la causa dello strappo del deputato regionale, deluso per la gestione dell'ultima competizione comunale. Il parlamentare messinese avrebbe motivato la scelta, infatti, con ragioni di coerenza politica, denunciando presunte irregolarità nella gestione del partito e l’assenza di risposte da parte dei vertici regionali. «Ho scelto la strada della trasparenza e della denuncia», ha detto, rivendicando la decisione come un atto di rispetto verso gli elettori. Un fattore decisivo sarebbe legato alla formazione delle liste: molti esponenti di Forza Italia sarebbero stati spinti all'interno della lista del candidato sindaco Marcello Scurria, indebolendo quella del partito, nella quale era presente lo stesso De Leo. Ma i problemi sarebbero sorti già all'alba di questa tornata elettorale, cioè nella scelta dello stesso Scurria come candidato. Un nome “indebolito”, spiegano fonti di Forza Italia, dallo stesso Schifani che lo aveva sospeso dal ruolo di sub commissario alle baraccopoli di Messina, per «il venir meno del rapporto fiduciario». Fiducia recuperata, a quanto pare.
Ma come detto, la vicenda di De Leo è solo un rogo dentro un incendio ormai diffuso. Perché il caso Cefpas che ha coinvolto, tra gli altri, ma nel ruolo da protagonista, il deputato regionale Gallo Afflitto non è un inedito. Anzi, si potrebbe dire che a un anno dalla fine della legislatura, i guai più grossi per il governo siano arrivati proprio dal mondo della sanità. Sia dal punto di vista delle inchieste giudiziarie, sia da quello più strettamente politico.
Dall'indagine spinosissima nella quale è finito l'ex europarlamentare di Forza Italia e soprattutto ex dirigente generale della Sanità, Salvatore Iacolino, fino a quella che ha coinvolto l'ex governatore Totò Cuffaro, la sanità rischia di minare, giorno dopo giorno, le fondamenta, ma anche l'immagine del governo.
Negli anni precedenti, del resto, i colpi erano stati inflitti dallo scandalo dell'Asp di Trapani e dei referti in ritardo, oltre che, per fare un esempio, dai casi di malasanità a Villa Sofia a Palermo, con tanto di “cacciata” dei manager. Non a caso, forse, l'assessorato alla Salute è l'unico ad avere cambiato tre facce: Volo a Faraoni e infine Caruso. Una scelta che, al di là dei comunicati di maniera, ha ulteriormente incendiato un partito, ma anche una maggioranza, che non si mostrava, soprattutto all'Ars, in ottima salute. Negli ultimi giorni, sono arrivate le bordate al governo anche del deputato azzurro Nicola D'Agostino (sul tema dei fondi regionali allo stadio di Palermo), mentre il collega catanese Salvo Tomarchio ha agitato lo spettro del “logoramento” accennando all'ipotesi di elezioni anticipate. Che adesso chiedono, ovviamente, anche le opposizioni.
In un domino difficile da prevedere. Lo scandalo Cefpas, infatti, rischia di stendere un tappeto rosso davanti a Michele Sodano, candidato sindaco ad Agrigento per Controcorrente e per il campo progressista. Una partita che qualche alleato, a cominciare dagli autonomisti di Lombardo, ha già definito decisiva per la tenuta del governo. Anche se l'ultima indagine, colpisce proprio il politico più vicino a Roberto Di Mauro. Quel Gallo Afflitto che aveva fatto asse contro Dc e Lega. E che adesso rischia di offrire un assist al centrosinistra.