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il caso

Alla presentazione di un francobollo anziché al vertice nei Balcani con i Grandi: bufera sull'assenza di Meloni in Montenegro

La premier salta l'incontro Ue-Balcani per la festa dei Carabinieri in Calabria. Esplode il caso politico: l'Italia fuori dal risiko europeo per un annullo filatelico?

06 Giugno 2026, 10:18

10:20

alla presentazione di un francobollo anziché al vertice nei Balcani con i Grandi: bufera sull'assenza di Meloni in Montenegro

Mentre a Tivat, in Montenegro, i leader europei e i rappresentanti dei sei Paesi dei Balcani occidentali si riunivano per ridisegnare l’orizzonte del continente, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è rimasta a Reggio Calabria per le celebrazioni del 212° Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri.

La versione fornita da Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazione al summit al “protrarsi della cerimonia celebrativa”, precisando che la premier aveva informato direttamente il presidente montenegrino Jakov Milatović e il presidente del Consiglio europeo António Costa, esprimendo rammarico per il disguido logistico.

La vicenda, però, ha assunto rapidamente i contorni di un caso politico quando si è appreso che, conclusa la cerimonia, Meloni ha partecipato in Prefettura all’annullo filatelico di un francobollo celebrativo dedicato all’Arma: un appuntamento che non figurava nell’agenda ufficiale diffusa in precedenza.

Il vertice di Tivat non era un incontro di routine. In un quadro internazionale segnato dalla guerra in Ucraina e dalla competizione crescente con Russia e Cina, il summit rappresentava un passaggio chiave per la sicurezza e la stabilità europee.

Sul tavolo, il rilancio strategico dell’allargamento dell’Unione, l’attuazione del Growth Plan da 6 miliardi di euro per favorire la convergenza economica della regione, e dossier cardine su difesa e cybersicurezza.

L’integrazione di Paesi come Montenegro, Albania e Serbia è considerata a Bruxelles un investimento imprescindibile per non lasciare “spazi vuoti” a potenze rivali. Lo stesso António Costa aveva sottolineato la centralità dell’appuntamento, definendo l’allargamento un “interesse geostrategico”, con ricadute concrete come l’estensione del “Roam Like at Home” ai cittadini dei Balcani.

La presenza della premier a Reggio Calabria — affiancata dal ministro della Difesa Guido Crosetto — ha avuto un forte valore istituzionale, volto a ribadire il primato della legalità e il ruolo delle forze dell’ordine sul territorio nazionale.

Tuttavia, la scelta ha prodotto un’onda lunga diplomatica. L’Italia vanta storicamente una posizione privilegiata e un interesse vitale nei Balcani, per ragioni economiche, geografiche e di sicurezza nel Mediterraneo allargato. Disertare un consesso di tale rilievo, in cui si misurano priorità e sensibilità delle capitali europee, ha proiettato l’ombra di un possibile ridimensionamento dell’impegno internazionale italiano.

La polemica interna è deflagrata subito. Matteo Renzi ha attaccato duramente il Governo, evidenziando come l’Italia risultasse clamorosamente assente mentre l’Europa discuteva di pace e prospettive comuni. Sulla stessa scia Giuseppe Conte, che ha accusato la presidente del Consiglio di aver sacrificato la credibilità esterna del Paese sull’altare di una agenda domestica meno urgente, subordinando gli interessi diplomatici a un impegno dal peso nettamente inferiore. Le critiche delle opposizioni hanno così messo in luce un nodo politico irrisolto: l’equilibrio, sempre più complesso, tra priorità interne e il rischio di un isolamento sulla scena europea.