La solidarietà a Gaza
Nawras a Messina: "No Pride in Genocide" per denunciare il pinkwashing e chiedere libertà per la Palestina
Attivisti queer in barca per diffondere il boicottaggio del Pride di Tel Aviv: "Non si usino i nostri corpi per distrarre dal genocidio a Gaza"
«Una parola Araba che esprime quel sentimento di passività dopo 3 anni di genocidio e l'occupazione israeliana, e usiamo questa energia passiva per riuscire ad ad unirci e a agire insieme, in questo momento a Tel Aviv stanno organizzando un Pride che noi vogliamo boicottare, perché non possono utilizzare i nostri corpi e le nostre istanze per nascondere 3 anni di genocidio. Diciamo No al genocidio, No al Pride, e Palestina libera», così hanno spiegato Laura Wasim e Chiara, appena approdati a Messina, dove hanno previsto tra venerdì e sabato, una serie di incontri.
Sono arrivati a bordo di Nawras, che in arabo significa gabbiano: un simbolo di un mare senza confini. È l’imbarcazione del progetto Intilaq+ che sta attraversando il Mediterraneo per rilanciare la mobilitazione globale dei movimenti queer palestinesi all’insegna dello slogan No Pride in Genocide. A Messina con due giornate di attivismo e solidarietà transnazionale volte a connettere la causa palestinese con le lotte locali, dalla giustizia ambientale al contrasto alla logistica di guerra nei porti, fino alla libertà di movimento contro la militarizzazione delle frontiere europee. Gli attivisti denunciano con forza il cosiddetto pinkwashing, ovvero l'uso strumentale dei diritti Lgbtquia+ come propaganda per coprire le politiche di occupazione.
Il programma si è aperto venerdì 5 giugno da Colapesce ed è proseguito sabato 6 giugno con l’assemblea aperta alla Casa del Popolo per discutere del legame tra corpi queer, guerra e repressione.