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Scandali e veleni sgretolano il centrodestra: Michele Sodano si prende Agrigento col 72%
Il candidato progressista cavalca il voto di protesta e sbaraglia Alonge. La Vardera lancia la sfida: "Questo è un modello, ora mandiamo a casa il governo Schifani"
Agrigento, svolta storica: per la prima volta la città dei Templi elegge un sindaco di centrosinistra. Michele Sodano, esponente di Contro Corrente e sostenuto dal Campo Largo, ha stravinto il ballottaggio con un risultato netto: il 72,31% dei consensi, pari a 14.908 voti.
Sconfitta pesante per l’avversario, Dino Alonge, espressione di una componente del centrodestra, fermo a 5.710 preferenze (27,69%).
Il trionfo di Sodano affonda le radici in due dinamiche decisive. Da un lato, la profonda frammentazione del centrodestra che, pur sfiorando nel primo turno il 70% dei voti di lista, si è presentato diviso e non è riuscito a ricompattarsi in vista del secondo turno. Dall’altro, un marcato voto di protesta, alimentato dagli scandali giudiziari che hanno investito esponenti di vertice dell’area conservatrice agrigentina: dal patteggiamento di Totò Cuffaro alle recenti inchieste che hanno coinvolto figure di spicco quali Lillo Pisano (Fratelli d’Italia), Roberto Di Mauro (MpA) e Riccardo Gallo (Forza Italia).
Sul risultato pesa però l’ombra della scarsa partecipazione: alle urne si è recato soltanto il 41,03% degli aventi diritto (21.036 elettori su 51.267), con 418 schede bianche e 74 nulle.
A questo si aggiunge un quadro istituzionale complesso: il neo-sindaco non disporrà della maggioranza in Consiglio comunale. Sodano potrà contare su 5 seggi su 24 (3 a Contro Corrente, 2 al Pd), mentre il centrodestra, trainato da Fratelli d’Italia (5 seggi) e Forza Italia (4), farà la parte del leone, assicurandosi il controllo dell’Aula. Ma va naturalmente sottolineato che il Consiglio comunale è fondamentale soprattutto in sede di bilancio di previsione. Ma una città dove le risorse servono quasi esclusivamente per pagare stipendi, bollette e servizi essenziali, l'aula può incidere pochissimo.
Nel fronte progressista l’entusiasmo è palpabile. Il neoeletto primo cittadino ha dettato subito la linea: “Siamo una comunità politica che vuole guidare Agrigento verso una nuova primavera. Il ringraziamento anche ai nostri competitors, con cui ci siamo sfidati in questa campagna elettorale”.
Anche più esplicito il commento di La Vardera, che proietta l’esito in chiave regionale: “Grazie agli agrigentini abbiamo fatto un miracolo politico – ha detto La Vardera – che è fondato su tre pilastri: l’unione d’intenti, la credibilità del progetto e il candidato giusto per guidare questa città. Se non ci fossero state queste tre cose non saremmo arrivati qui. Grazie agli alleati, perché è una vittoria di tutti e che apre uno scenario importante e crea e un modello politico: come è accaduto ad Agrigento può accadere in Sicilia mandando a casa il governo Schifani”.
Di segno opposto gli umori nel comitato dello sfidante. Alonge, che siederà comunque in Consiglio, ha riconosciuto la portata della sconfitta: “Sul cosa non abbia funzionato – ha detto Alonge – faremo un’analisi successiva, credo di non essere arrivato neanche al 30% dei voti quindi qualcosa non ha funzionato. L’inchiesta dei giorni scorsi? Certamente non mi ha aiutato. Ora speriamo che Michele Sodano, il nostro sindaco, faccia bene per la città. Gli auguro di lavorare bene e di restare sereno e di sapere resistere alle tentazioni e allo stress. È il nostro sindaco e gli auguriamo il meglio sperando che faccia bene per la città”.
