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lo scenario dopo il voto

Lombardo: «La coalizione? Non esiste più, è da rifare»

Per l’ex governatore: «Toccato il punto più basso». D’Agostino: «È crisi». Il centrosinistra: «Avviso di sfratto a Schifani»

09 Giugno 2026, 00:20

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Lombardo: «La coalizione? Non esiste più, è da rifare»

«Il punto più basso di questa ex coalizione». Raffaele Lombardo traccia una linea e le sue parole sembrano aprire a mesi complicatissimi per la maggioranza di governo. La ex maggioranza, per usare le parole del leader degli autonomisti. «Mala tempora currunt – rincara – e non mi riferisco solo a queste elezioni. Questa coalizione va ricostruita su basi nuove, ha bisogno di una cura ricostituente. Poi, a valutare se la cura è servita saranno gli elettori. Quando? Non dipende da me». Ma qualcosa si muoverà fin da subito: «Mercoledì sera mi riunirò insieme ad altri esponenti di Grande Sicilia per decidere cosa fare». Uno strappo e un salto nel centrosinistra? «Questo lo escludo», conclude categorico.

Ma le parole di Lombardo non sono le uniche a ad alzare la temperatura nel centrodestra dopo la disfatta elettorale: «Chi pensava che questa tornata non avrebbe comportato conseguenze – ha detto infatti il deputato regionale di Forza Italia, Nicola D'Agostino - si sbagliava. Adesso è davvero crisi, ed il centrodestra dovrebbe finalmente fare autocritica. Perdere Messina, Marsala, Enna, Agrigento, Bronte per scelte personalistiche ed in assenza di regia politica, significa soltanto che manca un leader regionale di coalizione e che si continua a perdere tempo per debolezza e paura di scegliere. Il rischio – ha aggiunto - è che la gente ci punisca ancora più severamente alle prossime elezioni politiche, dopo tutti gli scandali regionali di questi mesi, ed i primi dati elettorali ne sono una neppure clamorosa conferma. Sembriamo paralizzati dalla paura, ostaggio delle nicchie di potere che difendiamo avidamente, manchiamo di coraggio, onestà, visione. Servirebbero - ha concluso - atti forti ed in controtendenza, sia del governo regionale che dei leader di partito». Fino a quel punto, si era registrato solo lo schietto, ma moderato dispiacere dell'assessora agrigentina Giusi Savarino: «Spero – ha detto, riferendosi alla coalizione del centrodestra - che quanto accaduto rappresenti un momento di crescita e di consapevolezza. Occorre superare le logiche dell’autoconservazione e avere il coraggio di valorizzare le migliori energie, senza farsi condizionare da convenienze politiche contingenti».

In realtà, da giorni, nel centrodestra, si pronosticava: «Agrigento? È già andata». A dare il colpo di grazia a ogni speranza di vittoria, poi, l'inchiesta che ha coinvolto Riccardo Gallo Afflitto, tra i politici in prima fila per la formazione della coalizione nella città dei templi. Una coalizione monca, senza la Dc di Cuffaro e la Lega di Sammartino. Lo ha ammesso lo stesso candidato sconfitto: «Sul cosa non abbia funzionato – ha detto Dino Alonge - faremo un’analisi successiva, credo di non essere arrivato neanche al 30 per cento dei voti, quindi qualcosa non ha funzionato. L'inchiesta dei giorni scorsi certamente non mi ha aiutato». E così, dalla Regione dell'ente Cefpas, si torna alla Regione, rimbalzando su Agrigento. Nei giorni scorsi, infatti, era arrivato un chiaro avvertimento dall'Mpa, rilanciato e rafforzato dalle parole di Lombardo. E adesso, tutto è rimandato al vertice di maggioranza ampiamente annunciato dallo stesso presidente della Regione Renato Schifani e che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni.

Intanto, brindano anche i leader nazionali: la segretaria del Pd, Elly Schlein parla di «bella vittoria ad Agrigento», mentre Matteo Renzi elenca la città tra le piazze che lanciano un chiaro segnale politico: «A livello nazionale si può vincere».

Ma oltre alle politiche, c'è la Regione, come detto. E il successo di Sodano, tra l'altro affiancato all'altra vittoria di Bronte, dove esce sconfitto un big del centrodestra come Giuseppe Castiglione, spinge gli esponenti politici siciliani a puntare dritto verso le prossime elezioni. A cominciare ovviamente da Ismale La Vardera che ha indicato Sodano e che ha festeggiato, ieri, vittoria e compleanno: «Non potevo ricevere regalo migliore – dice - abbiamo dimostrato che i cittadini hanno voglia di cambiamento e quando vogliono sanno scegliere bene. Da oggi parte la nostra storia, da qui parte la liberazione della Sicilia. È un chiaro avviso di sfratto al governo Schifani. Il campo largo unito – ha aggiunto - davvero può fare la differenza». Concetti identici quelli utilizzati dal leader siciliano dei Dem, Anthony Barbagallo: «La vittoria, oggi, del campo largo ad Agrigento, devastata da scandali, lotte di potere e indagini per corruzione, rappresenta un vero e proprio avviso di sfratto nei confronti di Schifani e del centrodestra». Affonda anche il coordinatore regionale del M5S, Nuccio Di Paola: «La vittoria di Michele Sodano ad Agrigento – ha detto - è un segnale dirompente: i cittadini hanno messo nero su bianco la voglia di cambiamento. Il centrodestra travolto dagli scandali è ormai sgretolato. Ora più che mai – ha aggiunto - il campo progressista è pronto a mandare a casa Schifani e governare la Regione».

«Le vittorie ad Agrigento e Bronte – hanno commentato Pierpaolo Montalto, segretario regionale Sinistra Italiana-Avs, e Fabio Giambrone, portavoce regionale Europa Verde Sicilia-Avs - rappresentano un segnale di riscatto importantissimo e dimostrano che il campo progressista unito e alleato con Controcorrente può e deve vincere alle prossime regionali».