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il centrodestra

Anatomia (e autopsia) di una «ex coalizione», dopo il tonfo alle urne è partita la caccia alle responsabilità

Dal “de profundis” di Lombardo ai richiami al «risanamento etico» di Minardo e Mulè, che sembra in corsa. Sbardella critico, Romano: «Il re è nudo»

10 Giugno 2026, 00:15

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Anatomia (e autopsia) di una «ex coalizione», dopo il tonfo alle urne è partita la caccia alle responsabilità

Una «ex coalizione», l'ha definita ieri Raffaele Lombardo. Disponendone, di fatto, l'autopsia. Chi o cosa ha ucciso il centrodestra siciliano, tramortito da guai politici, faide di potere e inchieste giudiziarie? Di sicuro, l'anno che verrà sembra in salita, non solo per il governatore Renato Schifani, ma per i parenti-serpenti che sostengono lo stesso governo, che in qualche caso puntano il dito proprio contro di lui, il presidente: «È mancata una guida».

I cosiddetti alleati hanno cominciato fin da subito, e anche i dettagli possono essere indizi del tempo che verrà. Ieri, l'Mpa, sul tema apparentemente “marginale” (solo perché tecnico, più che politico), cioè quello di un bando per gli agricoltori, ha sfidato e incalzato l'assessore all'Agricoltura Luca Sammartino, odiatissimo rappresentante della Lega. Un altro dettaglio fresco di giornata è nell'attacco del forzista Nicola D'Agostino a Schifani, “reo” di essersi preso i meriti della permanenza del Bambin Gesù a Taormina, escludendo e umiliando la commissione Salute dell'Ars. La guida politica, appunto, finita nel mirino.

Nel frattempo, il coordinatore di Fratelli d'Italia in Sicilia, Luca Sbardella, in un'intervista ad Adnkronos, ne aveva per tutti gli alleati: «Se avessero abbassato un po' le pretese e il livello di egoismo – ha detto – sicuramente avremmo trovato più facilmente un’intesa su un candidato unitario ad Agrigento. Ma tutti con un occhio alle future regionali, puntavano a radicare il partito piuttosto che vincere le amministrative. Tutti distratti dalle future regionali».

E le parole di Sbardella suonano come un de profundis della maggioranza: non più impegnata sul quotidiano, sul presente, bensì nella corsa al posizionamento in vista delle regionali. Ma chi o cosa ha davvero ucciso la coalizione di Schifani?

Un altro indizio emerge dalle parole degli stessi leader di partito che hanno, in sostanza, rispolverato la vecchia “questione morale”. Ne parla ad esempio il commissario di Forza Italia Nino Minardo il quale, pur indicando il garantismo come lente per giudicare i fatti, non può negare «che i siciliani siano stanchi degli scandali, del malcostume politico e di pretese degne di signorotti medievali. La politica deve essere sempre esempio di sobrietà, responsabilità e servizio». Un richiamo che poche ore prima era stato lanciato dal vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè: «Prima di leggere le ultime, tristissime pagine di cronaca – ha detto – avevo invocato una sana e onesta intransigenza nell’attività di ogni dirigente ad ogni livello. È la stessa stella polare che deve guidare un’azione immediata di risanamento etico e rinascimento politico che io per primo voglio condurre mettendomi, come ho già fatto, totalmente a disposizione di Forza Italia e del centrodestra».

Parole che danno fiato alle voci di chi lo vuole già mentalmente in corsa per le prossime elezioni regionali, forte anche di qualche “incoraggiamento” che arriva dai sondaggi, come l'ultimo di Swg commissionato da Cateno De Luca, secondo il quale Mulè sarebbe il candidato di centrodestra potenzialmente più efficace tra quelli conosciuti dagli intervistati.

Risanamento etico, dicono Minardo e Mulè. Ma sono stati gli scandali, tanti, diversi, in serie e trasversali, quindi, a uccidere la coalizione? Qualcuno, sempre nella maggioranza, ne dà una lettura più politica. È il caso, ad esempio, del coordinatore di Noi Moderati, Saverio Romano: «Il centrodestra in Sicilia – spiega – paga tensioni e litigi locali che un tempo venivano intercettati e ricomposti da guide forti, autorevoli e capaci di guardare lontano. Nessuno ha avuto il coraggio di dire che il re è nudo, e cioè che la classe dirigente siciliana si è rivelata inadeguata al momento storico che stiamo attraversando». Una sferzata a Schifani, quindi e a una classe dirigente non all'altezza di cui parla anche la Dc, forse per prendersi una rivincita, sul caso Agrigento: «Il tema – dicono i deputati dell'Ars e i commissari del partito - non è soltanto quello dell’unità delle coalizioni, ma soprattutto della capacità di selezionare una classe dirigente credibile, radicata nei territori e in grado di governare efficacemente le comunità locali».

E si ritorna, così, alla litigiosità inguaribile di alcune frange della coalizione. I democristiani eternamente in guerra con gli autonomisti di Lombardo a loro volta in conflitto permanente con gli uomini di Sammartino che registrano l'ostilità di pezzi del gruppo meloniano. Mentre, nel frattempo, l'ultimo rimpasto e la gestione delle amministrative, invece di aggiustare le cose, ha fatto definitivamente esplodere Forza Italia, tra palesi ostilità nei confronti del governatore e fughe dal partito.

Le inchieste, le liti, l'inaffidabilità della classe dirigente, la guida. Sono questi gli indizi che hanno portato alla morte di una coalizione che dovrebbe rivedersi presto, per un vertice chiarificatore. Che rischia di somigliare, però, a una seduta spiritica.