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campo largo

Il “modello Agrigento” di Sodano: perché questa vittoria può fare scuola

Giovani, voto disgiunto e voglia di cambiamento: così il candidato sostenuto da La Vardera ha abbattuto una roccaforte storica del centrodestra

10 Giugno 2026, 06:16

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Il “modello Agrigento” di Sodano: perché questa vittoria può fare scuola

La vittoria è stata netta. Nettissima. Schiacciante. Al punto che forse nei numeri e nelle proporzioni nemmeno i diretti interessati l’avevano pronosticata. Eppure Michele Sodano ha letteralmente “asfaltato” gli avversari, sia al primo che al secondo turno. E lo ha fatto demolendo un fortino che sembrava inespugnabile. Da sempre, infatti, Agrigento era stata la roccaforte prima della Democrazia Cristiana, poi del pentapartito, infine del centrodestra. E mai nessuno era riuscito a scalfire questa granitica realtà.

Quale il segreto di questa rivoluzione politica che ha letteralmente travolto la Città dei templi? In tanti se lo chiedono e le risposte sono molteplici, tante quante le sfaccettature di un progetto politico e di una campagna elettorale particolarmente complessi.

Cominciamo con il primo. Il messaggio politico che il pupillo di Ismaele La Vardera ha voluto trasmettere è stato tanto semplice quanto chiaro e diretto: «Quando abbiamo smesso di pensare ad Agrigento come un luogo in cui è possibile vivere dignitosamente? In molti non guardano più al futuro con ottimismo e speranza. Una rassegnazione collettiva che nasce da una gestione della città in perenne emergenza, dagli scandali che ne hanno segnato la vita politica e dalla diffusa incapacità amministrativa di ascoltare, programmare e pianificare. Quando ho accettato la sfida di candidarmi a sindaco di Agrigento, sapevo che non sarebbe stata la corsa di un uomo solo, ma un percorso condiviso, un impegno che coinvolge chi vive questa terra ogni giorno lavoratori, professionisti, associazioni, giovani, famiglie, anziani: cittadini pronti a mettere a disposizione competenze, tempo e risorse per costruire insieme una nuova era per Agrigento».

Messaggio di rottura con il passato per creare una speranza. Messaggio che è arrivato diretto al cuore di tantissimi giovani che, come mai in passato, si sono mobilitati intorno al candidato e soprattutto è arrivato alla testa di tutti quegli agrigentini stanchi di subire decenni di amministrazioni insufficienti e di vivere in una città che per le sue potenzialità potrebbe essere tra le più ricche al mondo, ma che, invece, continua a fare inesorabilmente i conti con le strade disseminate di buche, le erbacce alte due metri, l’acqua che arriva a singhiozzo, zero prospettive per il futuro e nessun progetto credibile di crescita. Insomma, la gente - e tra questi anche tanti irriducibili sostenitori del centrodestra - si è stancata e con un poderoso segnale politico tradotto in un voto disgiunto senza precedenti, ha voluto premiare la “novità” rispetto al “già visto”.

Facendo un passo indietro, un altro aspetto politico da non sottovalutare è stato anche l’azzardo di La Vardera nel proporre il suo candidato nel momento in cui ha fiutato più di una esitazione tra i maggiori partiti che avrebbero poi formato la coalizione del Campo largo. Sia il Pd che il Movimento 5 Stelle, infatti, hanno stentato a trovare al loro interno personalità credibili da candidare e ciò ha certamente facilitato il sorpasso di Sodano, attorno al quale si è poi trovata la convergenza di tutti.

Altro aspetto particolarmente favorevole è stato il suicidio politico degli avversari. Com’è noto a tutti, in seno a centrodestra si è creata - tra i rappresentanti regionali dei vari partiti - una frattura più personale che politica che ha impedito alla coalizione di fare fronte comune e presentare un candidato unitario. Il tutto è avvenuto dopo lunghe e stucchevoli “trattative”. Ed anche questo aspetto è stato percepito dagli elettori (pure quelli di centrodestra) come un qualcosa di non più sopportabile: «A Palermo si continua a litigare per scegliere un nome, ma nessuno propone uno straccio di programma serio e credibile per lo sviluppo di questa città», è stato il pensiero comune di tantissimi agrigentini. Tutto questo al netto della tante inchieste giudiziarie che hanno coinvolto esponenti di punta agrigentini della politica regionale.

Infine, ma non per ultimo, l’effetto La Vardera che è stato a dir poco dirompente, scompaginando letteralmente tutti gli schemi del passato. Il leader di Controcorrente è stato sempre al fianco del suo candidato, lo ha aiutato e sostenuto. Lo ha preso per mano e “trascinato” in un’avventura che sembrava impossibile ma che si è tramutata in realtà.