l'intervista
Firrarello: «Centrodestra siciliano da rifondare. Schifani una delusione, ma le colpe sono anche a Roma»
Il sindaco uscente di Bronte: «Sammartino gioca a rompere, il governatore non riesce a gestire la prepotenza della sua corte di traditori. Minardo l'uomo giusto per Fi? Educato, ha risorse per fare politica ma la leadership è un'altra cosa. Mulè? Ottimo giornalista»
E adesso che farà?
Pino Firrarello - classe di ferro 1939, ex deputato e assessore regionale, senatore per 17 anni, proconsole berlusconiano in Sicilia, l’unico che poteva permettersi di fare i cazziatoni ad Angelino Alfano all’acmé del suo potere - tira un sospiro, non certo di sollievo, e poi scandisce: «Sono il sindaco per un altro paio di giorni. Poi voglio riposarmi. Magari me ne starò un po’ ai giardinetti».
Non ci crederemmo nemmeno se lo vedessimo.
Ha perso il suo ducato di Bronte. Dopo Nelson, c’era solo Firrarello...
«Hanno deciso i cittadini, è la democrazia. Però non è che in questi ultimi 50 anni a Bronte non è successo niente. Abbiamo cambiato un paese: da pastori e allevatori, dalla fiera settimanale del bestiame a una comunità evoluta, rispettosa delle regole e produttiva».
Ingrati: non hanno eletto suo genero Castiglione. Che, dicono i cattivi, «non è il senatore Firrarello».
«Minchiate! Giuseppe è stato più bravo del senatore Firrarello. Ha fatto una bella campagna elettorale. Doveva vincere al primo turno, ma come fai quando hai quasi tutto il centrodestra contro? Alla fine, però, hanno perso soprattutto loro, quelli che hanno rotto i c... per cinque anni: sono rimasti fuori, manco un consigliere. Ma badi bene: Bronte non è la sconfitta di Firrarello, è la disfatta del centrodestra siciliano».
Di chi è la colpa?
«Di chi ci prova gusto a spaccare, non per vincere ma per fare perdere. È lo stile di Sammartino e dei suoi amici cuffariani: sono loro che hanno rotto ad Agrigento, a Bronte e non solo».
Prima il suo nemico era Lombardo. Ora è tutta colpa di Sammartino?
«La colpa ce l’ha pure Schifani: ha fatto il capogruppo e il presidente del Senato, ruoli di alto profilo senza mai sporcarsi le mani. Non era preparato alla bolgia siciliana e non ha saputo gestire la prepotenza della sua corte di traditori. Il presidente della Regione è pure il leader della coalizione e lui di queste amministrative, come di tante altre cose, se n’è lavato le mani. È stato una delusione. Ma non ce l’ho solo con lui: le responsabilità dello sfascio siciliano sono anche a Roma. Noi avevamo segnalato le schifezze e i casini che stavano succedendo: nessuna risposta. Si sono girati tutti dall’altra parte».
E adesso che si deve fare?
«Bisogna azzerare tutto, rifondare l’attuale classe dirigente del centrodestra siciliano».
Ha idea di chi potrebbe farlo?
«La cosa triste è che non vedo nessuno capace di farlo. Uno che sappia usare il bastone senza carota».
Sta escludendo il bis di Schifani?
«Guardi, paradossalmente lui resta il candidato più forte. Ma sarebbe un più forte... perdente».
Perché il vento è cambiato? La Vardera può diventare governatore?
«No. Senza un partito nazionale non ha dove andare. I movimenti locali sono destinati a finire: finirà La Vardera, sta finendo De Luca».
Lombardo però resiste...
«Va avanti da vent’anni col suo partitino, ma vivacchia. E gli altri vorrebbero seguire il cattivo esempio...».
Anche Forza Italia ha bisogno di una rifondazione siciliana. Minardo è l’uomo giusto?
«È un buono, è educato, non gli mancano certo le risorse per fare politica. Ma la leadership è un’altra cosa».
E Mulè le piace?
«Un ottimo giornalista».
Magari il candidato governatore sarà di FdI...
«Ho parlato col mio amico La Russa: deve intervenire pure lui, perché i veri pazzi sono nel suo partito».