l’analisi
I commissari, le inchieste: la sanità siciliana tra scandali e la caccia al papa straniero
Ecco cosa sta avvenendo tra nomine d'emergenza e leadership in uno dei comparti più potenti dell'isola
Due commissari con una sola inchiesta. E no, il riferimento non è agli investigatori in divisa. Quella siciliana è una sanità di commissari, mandati a mettere pezze dove gli scandali e le indagini giudiziarie hanno fatto emergere anomalie e presunte irregolarità.
Due commissari in un colpo solo, sono quelli che verranno fuori dall'inchiesta “Corte dei miracoli” con cui la Procura di Caltanissetta sta scoperchiando il pentolone del Cefpas, ente nato per formare i manager della sanità e dove un manager, però, è stato costretto a lasciare la poltrona più prestigiosa. Il direttore Roberto Sanfilippo ha già sbaraccato, in effetti, e al suo posto è arrivato Gianluigi Amico, un dirigente regionale di fiducia. Ma si tratta, appunto, di una pezza, a prescindere dalle qualità del commissario straordinario. Perché il governo Schifani è stato costretto a intervenire di corsa, di fronte a quanto emergeva dalle carte dell'inchiesta. Non è l’unico caso
Discorso speculare è quello che riguarda Giuseppe Capodieci, direttore generale dell'Asp di Agrigento che si sarebbe messo “a disposizione” dei desiderata del deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, secondo quanto emerge dalle accuse dei magistrati nisseni. Pochi giorni fa, il manager ha deciso di rassegnare le dimissioni: «Dimissioni che il governo ha accettato – spiega l'assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso – adesso avvieremo il procedimento per la risoluzione del contratto. A quel punto, individueremo un commissario dall'albo nazionale, nelle more della procedura che porterà alla scelta del nuovo direttore generale». Intanto, a svolgere le funzioni di manager è il direttore sanitario, Raffaele Elia. Per il futuro, invece, si fa strada una suggestione: di fronte agli scandali della “dirigenza di prossimità”, quella del territorio e in buoni rapporti con la politica locale, sembra che il governo inizi a ragionare su un cosiddetto “papa straniero”. Da pescare proprio da quell'elenco.
Una formula che non sarebbe nemmeno una prima assoluta per il governo Schifani che l'anno scorso ha dovuto affrontare e gestire un altro scandalo, sebbene di natura diversa. Il caso dei referti in ritardo all'Asp di Trapani, con la denuncia della professoressa Maria Cristina Galllo, poi purtroppo scomparsa, ha sollevato indignazione e proteste che ha portato all'addio del direttore generale Ferdinando Croce, uomo di Fratelli d'Italia, notoriamente vicino all'ex assessore alla Salute Ruggero Razza. Anche in questo caso, si è proceduto con l'invio di un commissario, pescato, però, in un'area politica comunque affine: Sabrina Pulvirenti, infatti, è considerata infatti molto vicina e gradita ai vertici meloniani.
Ma per tornare agli intrecci tra inchieste e commissari o facenti funzione, era stato un filone dell'indagine che ha travolto, tra gli altri, l'ex governatore Totò Cuffaro, a coinvolgere il manager dell'Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone che ha deciso di autosospendersi, in attesa che la giustizia faccia il suo corso. E in effetti, le accuse a suo carico sembra si siano notevolmente alleggerite. Nel frattempo, è arrivato però il commissario: si tratta di Gioacchino Iraci.
Al Policlinico di Messina, invece, è stata l'indagine che ha coinvolto Salvatore Iacolino a rendere quel posto vacante. Subito dopo lo scoppio dell'inchiesta, l'ex dirigente generale della Pianificazione strategica aveva infatti rassegnato le dimissioni, “anticipando” la Regione che aveva dichiarato, in quelle ore, di essere già in procinto di sospendere il dirigente. In questo caso, la sostituzione sarà più complessa: per la scelta dei vertici ospedali universitari bisognerà passare dalla preventiva selezione di una terna di nomi proposta dal rettore. Da lì, la giunta potrà pescare. Al momento, a fare da manager è l'attuale direttrice amministrativa Elvira Amata, ovviamente solo omonima dell'assessora al Turismo.
Ma non solo inchieste e scandali. I vertici della Sanità sono sempre stati campi di battaglia, ma anche di lunghe impasse: basta vedere cosa è accaduto all'Asp di Palermo, dopo la nomina in giunta di Daniela Faraoni: quasi un anno senza manager, con un direttore sanitario, Antonio Levita, a fare le funzioni del capo di una delle aziende sanitarie più importanti del Mezzogiorno. Almeno, in quel caso, non c'è stato bisogno di un commissario.