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REGIONE

Miccichè senza filtri: «La politica dell'Isola è un disastro, la Sicilia non ha possibilità di salvezza»

Il fondatore di Grande Sicilia demolisce il centrodestra isolano: «Fratelli d'Italia non esiste, c'è il liberi tutti». E sul voto anticipato: «Aprile, non ottobre»

12 Giugno 2026, 14:57

15:00

Miccichè senza filtri: «La politica dell'Isola è un disastro, la Sicilia non ha possibilità di salvezza»

Seduto a conversare con chi lo incontra, il deputato regionale e co-fondatore di Grande Sicilia smonta pezzo per pezzo il centrodestra siciliano con la tranquillità di chi non ha più nulla da perdere — o forse con quella di chi ha già visto tutto. «La corruzione dilaga», dice Gianfranco Miccichè. «Chi ruba lo fa per interessi personali e familiari. Nei partiti non comanda più nessuno e di conseguenza la politica non esiste più».

È una diagnosi senza anestesia, quella dell'ex coordinatore regionale di Forza Italia, e riguarda un'isola che a suo giudizio sta scivolando verso un «disastro» senza rete di protezione. Il bersaglio principale, almeno nei toni, è il centrodestra al governo della Sicilia: «Fratelli d'Italia non esiste — taglia corto — e c'è il liberi tutti». La premier Meloni, concede, «è brava», ma «attorno a sé ha il deserto dei tartari». Agrigento e Marsala, le ultime tornate amministrative, sarebbero lì a dimostrarlo: «Il flop lo conferma». Ad Agrigento poi ci va giù duro: «Non ha vinto Ismaele La Vardera, lo sappiamo tutti. Per Michele Sodano hanno votato al secondo turno la Lega e anche i Fratelli d'Italia di Giusi Savarino hanno lavorato per La Vardera». Nel centrodestra siciliano, insomma, l'odio prevale sull'interesse comune.

Il tema del voto anticipato in Sicilia torna con insistenza nel ragionamento di Miccichè. «È realistico che si vada al voto anticipato, non penso però a ottobre, ma ad aprile dell'anno prossimo». Sul campo, nel centrodestra, ci sono già tre nomi: Giorgio Mulè e Marco Falcone di Forza Italia, e Cateno De Luca di Sud chiama Nord. Con una variante aperta: «Possibile che FdI proponga un suo nome». Ma nessuno, secondo Miccichè, farà un passo indietro. «Nessuno di loro si ritirerà, perché nei partiti non comanda nessuno e Roma questa volta non riuscirà a incidere nella scelta». Il risultato matematico è un vicolo cieco: «Col sistema attuale nessuno potrà ottenere più del 30% dei voti». La soluzione, per lui, non sta nei nomi ma nelle regole del gioco. Bisogna abolire l'elezione diretta del governatore e introdurre la sfiducia costruttiva. «Le alleanze vanno costruite dopo il voto e non prima. Solo così si potrà uscire dal disastro attuale. Se si va di nuovo all'elezione di un governatore-imperatore, la Sicilia non avrà possibilità di salvezza».

C'è poi la questione del Parlamento siciliano, che Miccichè descrive come sistematicamente ignorato da chi dovrebbe abitarlo per primo: «Non è pensabile che il Parlamento siciliano sia considerato un fastidio dal presidente della Regione. Mai un dibattito d'Aula, e l'assenza del governatore quando si esaminano le leggi è insopportabile». Un segnale di disfunzione strutturale che si somma alla vicenda della finanziaria: «Schifani è arrivato in Parlamento durante la finanziaria affidando al presidente dell'Ars un pacchetto di fondi a disposizione dei deputati. Dissi: se proprio lo vuoi fare, almeno gestisci tu questa partita. Il risultato sono state le mance che ognuno ha gestito a proprio piacimento».

Il caso Gallo Afflitto diventa il simbolo di una stagione politica dove le regole — anche quelle non scritte — non tengono più. Il deputato regionale di Forza Italia è indagato nell'ambito dell'inchiesta sul Cefpas di Caltanissetta, il centro di formazione del personale sanitario la cui sede sarebbe stata spostata con una norma ad hoc per favorire la moglie del parlamentare. «È normale che Gallo abbia fatto spostare con una norma la sede del Cefpas per favorire sua moglie?», chiede Miccichè. E poi, con un filo di ironia amara: «Se ha un merito Gallo, ha quello di avermi fatto fuori. È stato lui a ordire la sommossa contro di me quando ero alla guida di Forza Italia». Il ritratto di un partito irriconoscibile: «Quando c'ero io, Forza Italia aveva 400 sedi in Sicilia. Ora vi sono eletti-nominati che non conoscono sindaci e consiglieri comunali del proprio partito». E un personaggio come Gallo che «a stento parla in italiano» si permetterebbe di promettere incontri con Giorgia Meloni e Paolo Berlusconi: «È chiaro che sono saltate le regole nei partiti».

Il quadro che ne emerge ha i contorni di una crisi di sistema più che di una crisi di personale. «Anche il furto in politica un tempo aveva le sue regole — riflette Miccichè — si pensi al finanziamento illecito ai partiti, era un sistema. Quelle regole in Sicilia sono saltate». La percezione diffusa, quella che raccoglie persino dalle persone a lui vicine, è impietosa: «Durante la campagna referendaria sulla giustizia la risposta era sempre la stessa: 'volete cambiarla perché siete tutti inquisiti'». Poi la domanda che sa già di risposta: chi dovrebbe guidare una svolta? «Mi chiedo chi dovrebbe gestire questa svolta. Giusi Savarino? Edy Tamajo? Gaetano Galvagno? Elvira Amata?». Nomi pronunciati senza commento aggiunto. Il silenzio che segue dice tutto.