Agrigento
Piove ancora sul bagnato. Ciciliano tira le orecchie: «L’emergenza dell’acqua non si gestisce d’estate»
Il capo della Protezione civile oltre a occuparsi della visita del Papa a Lampedusa affronta le problematiche legate all’atavica crisi idrica
Vertice “lampo” ieri mattina per il capo della protezione civile Fabio Ciciliano, che ha partecipato a un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica svoltosi in Prefettura ad Agrigento per la mastodontica macchina organizzativa approntata per la visita “lampo” di papa Leone XIV, in programma il 4 luglio a Lampedusa.
Un tavolo tecnico, alla presenza tra l’altro del capo di Gabinetto del ministero dell’Interno Maria Teresa oltre che delle autorità locali e di rappresentanti di Esercito e Arcidiocesi, che è finito per divenire, anche – quasi marginalmente -, un momento di confronto sull’emergenza idrica che, ancora una volta, attanaglia il territorio nonostante gli invasi pieni e i dissalatori costruiti la scorsa estate tra molte polemiche. Una “sete” che è frutto della burocrazia e, ancor di più, dello scontro all’arma bianca tra il gestore del servizio idrico, Aica, e il sovrambito, la Siciliacque, che vanta verso il primo un credito da oltre 24 milioni di euro.
«La gestione dell’acqua non si fa d’estate, l’emergenza si gestisce durante i mesi invernali» ha subito chiarito Ciciliano, colpendo nel segno di un’attitudine molto sicula (ma in realtà italica) di agire per emergenze, quando non ci sono né tempo né margine di manovra.
«Ci auguriamo - ha continuato il capo della Protezione civile - che, nel volgere di qualche mese, la soluzione strutturata e organizzata venga messa a terra. Il mio è un ragionamento di carattere più generale di figura di commissario straordinario per la scarsità idrica, ma la gestione dell’acqua del territorio è del territorio. Quello che è necessario è che le reti idriche siano messe a regime, e soprattutto la gestione ordinaria dell’acqua non può essere dipendente dal fatto che ci sia o meno risorse e che la pioggia cada. L’organizzazione che ci si sta dando va proprio in quella direzione, nella consapevolezza che la gestione idrica è una gestione complessa e complicata, tutti devono fare la propria parte, ovviamente la struttura commissariale che in questo momento sta lavorando in maniera molto importante in stretta sinergia con la Regione Siciliana e le province e territori, ma anche i cittadini che, ovviamente, debbono, ovviamente, da un lato avere un po’ di pazienza, e tanta ne hanno avuto in questi anni».
L’attenzione di Ciciliano, saltando a piè pari ogni tema locale, è sulle infrastrutture. «Le reti, è inutile nasconderci dietro un dito, per decenni, diversi decenni, non sono state manutenute. Io una cosa tengo solo a dire: che acqua pubblica non significa acqua gratuita, cioè l’acqua non può essere gratuita perché la gestione di chi pompa acqua e chi trasporta acqua fino ai rubinetti delle case di ciascuno dei cittadini dei territori non può essere gratuita perché ha un costo, e il costo deve essere, ovviamente, sostenuto dalla collettività».
Reti che, ad Agrigento città, disperdono nel sottosuolo il 50% di quanta ne viene immessa, e che solo da un anno circa si stanno innovando, con un cantiere partito dopo decenni di attesa e promesse e su cui è aleggiata l’attenzione della magistratura, con un’inchiesta che ha colpito – e affondato – l’ex assessore regionale Roberto Di Mauro. Intanto, sul fronte dello scontro tra Aica e Siciliacque è la presidente della società agrigentina a spiegare che già ieri, dopo la diffida inviata a organi istituzionali e stampa, la fornitura del sovrambito era tornata al livello previsto dagli accordi. «Se il primo luglio – ammonisce la presidente di Aica Danila Nobile - se non ci saranno i 110 litri/secondo che erano stati promessi (e che la Regione sostanzialmente pagherà grazie ad un contributo trasferito ad Aica ndr) andremo avanti per le vie giudiziarie, ma auspichiamo che ciò non accada».
Vuoi vedere che, alla fine, resta da sperare nell’intercessione di papa Robert Francis Prevost?